Scienza e Medicina

Testato il primo cuore artificiale “wireless” senza cavi né batterie esterne

20 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

I primi pazienti al mondo impiantati in Kazakistan da un’equipe internazionale

Dovrebbe approdare anche in Italia nel giro di qualche mese il primo cuore artificiale “wireless”, in grado di funzionare senza cavi né batterie esterne con un’autonomia di circa 8 ore. I primi al mondo che hanno potuto beneficiare di questa tecnologia sono due pazienti del Kazakistan, di 51 e 24 anni e affetti da una insufficienza cardiaca terminale, ai quali è stato impiantato un cuore artificiale parziale (VAD) da un’equipe internazionale di cui ha fatto parte anche Massimo Massetti, Direttore Area Cardiologica Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS e Ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica. I risultati della sperimentazione clinica sono stati pubblicati sulla rivista americana “Journal of Heart and Lung Transplantation”.

 

Cuore Artificiale Wireless - Fonte: Policlinico Gemelli

Il cuore artificiale si ricarica in modo “wireless” (senza fili) attraverso una cintura indossabile, che invia la corrente al dispositivo dentro il torace del malato. Gli interventi sono stati eseguiti nell’ambito di un progetto scientifico denominato “FIVAD”. La ricerca ha seguito tutte le tappe da quelle in vitro, poi la sperimentazione animale e solo alla fine e dopo aver dimostrato l’efficacia e la sicurezza, sono stati realizzati gli impianti nei pazienti.
“La tecnologia associa l’impianto di un dispositivo intratoracico di assistenza cardiocircolatoria meccanica (VAD)*, già in uso da anni e nel nostro arsenale terapeutico – spiega il professor Massetti – e un sistema di trasmissione trans-toracica dell’energia elettrica. Quest’ultima tecnologia denominata ‘Coplanar Energy Transfer’ (CET), è stata messa a punto di recente da una azienda israeliana (Leviticus Cardio) e consente di ricaricare il cuore nel giro di un paio d’ore in modo ‘wireless’ (senza fili), lasciando il paziente libero di muoversi”. Il paziente, infatti, ricarica il cuore artificiale indossando una cintura che invia corrente alla batteria interna del dispositivo, riducendo in modo sostanziale i rischi di infezione e migliorando la qualità della vita dei pazienti.

I prossimi passi sono quelli di continuare a verificare l’efficacia del sistema nei pazienti e di accrescere l’esperienza clinica con altri impianti che verranno realizzati anche in Italia, non appena saranno completate le certificazioni necessarie con la commercializzazione del dispositivo.
“La speranza – ha concluso Massetti – è di arrivare a offrire presto ai nostri pazienti questa opportunità terapeutica che rappresenta un considerevole progresso nella cura dell’insufficienza cardiaca terminale refrattaria a ogni trattamento farmacologico. I pazienti che sono in lista per trapianto cardiaco o coloro che ne sono esclusi per una qualsiasi causa potranno sperare in una vita pressoché normale senza il legame del cuore artificiale con le batterie esterne e con un rischio di infezioni significativamente ridotto.”

La redazione
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