Future Society

Quanto stanno cambiando le PMI del Sud e delle isole?

11 dicembre 2018 | Scritto da La redazione

Uno studio presentato all’Università di Catania ha tracciato un bilancio del primo semestre 2018

Per il 44% delle piccole e medie imprese del sud Italia latecnologia ha un ruolo di primo piano, ma solo se supportata da un’adeguata formazione umana e da un cambiamento culturale. È uno dei dati che emergono dal rapporto dell’Osservatorio MECSPE sulle PMI della manifattura del Sud Italia eIsole, presentato all’Università di Catania. 

Il rapporto. Stando al rapporto, il processo di cambiamento negli ultimi anni ha trasformato moltoo abbastanza oltre 5 aziende su 10, in un panorama che a livello generale levede digitalizzate ormai in buona parte. Il 77% degli imprenditori delle Regioni prese in esame percepisce la propria azienda molto o abbastanza innovativa, e addirittura il 96,2% ritiene di avere un livello di conoscenza medio-alto rispetto alle opportunità tecnologiche e digitali sul mercato. Un buon riscontro anche quello in tema di ricerca e sviluppo, con il 66% delle realtà prese in esame che ha dichiarato di voler investire fino al 20% del proprio fatturato in innovazione.

Come cambia il lavoro. Con la rivoluzione in atto le attuali figure professionali “non scompariranno del tutto” per il 72,9% degli intervistati, che pronosticano però la nascita di nuove e specifiche figure, con forti competenze in ambito IT. Per il 25% alcune figure rimarranno insostituibili, rispetto al 2,1% che pensa che le professioni tradizionali non riusciranno a tenere il passo e saranno inevitabilmente sostituite.

Gli investimenti. Il rapporto, inoltre, sottolinea come siano state confermate le intenzioni di investimento nelle nuove tecnologie abilitanti, già in largo uso nelle PMI della meccanica e della subfornitura del Sud Italia e Isole, che ad oggi hanno introdotto soluzioni in particolare per la sicurezza informatica (89,2%) e la connettività (79,7%), il cloud computing (67,1%), la robotica collaborativa (35,4%), la simulazione (31%), i big data (29,1%), la produzione additiva (28,5%) e l’Internet of Things (27,8%). I principali fattori di rallentamento della digitalizzazione, invece, sono rappresentati dai costi troppo elevati degli investimenti richiesti (88,2%) e da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 52,9% delle aziende).

“Sembra ormai diffusa – dichiara Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE – la consapevolezza che il percorso 4.0 sia non solo una grande opportunità da cogliere per far sì che il sistema industriale e produttivo meridionale faccia un salto decisivo verso l’innovazione, ma una condizione necessaria per rimanere al passo con una domanda sempre più mutevole ed esigente.”

 

La redazione
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