Notizie dal mondo

Notizie dal futuro e dintorni – 6 Maggio

6 maggio 2019 | Scritto da La redazione

Le notizie più importanti su tecnologie e futuro, selezionate dal team di Impactscool

Notizie dal Mondo

Elon Musk svela il suo piano sui taxi a guida autonoma

Il servizio sarà attivo dal 2020 e vedrà coinvolto un milione di veicoli senza pilota. Durante l’Autonomy Day, giornata dedicata agli investitori della Tesla, Elon Musk ha dichiarato che entro l’anno prossimo verrà attivato un servizio di taxi a guida autonoma, un milione di veicoli, stando alle parole dell’imprenditore sudafricano, entrerà in funzione per fornire un servizio simile ad Uber, in cui sarà possibile chiamare tramite app un veicolo, l’unica differenza? A bordo nessun autista. A guidare l’auto infatti ci sarà l’autopilota che, grazie ad un nuovo microchip dall’incredibile potenza di calcolo, garantirà una totale autonomia dell’automobile. Il nuovo chip sarà installato anche sui nuovi mezzi in produzione oggi, offrendo ai possessori un livello 4 su 5 di guida autonoma secondo gli standard SAE.Musk sarà in grado di rispettare le scadenze o le difficoltà di far accettare le auto a guida autonoma dalle varie giurisdizioni faranno slittare il servizio ad una data più lontana? Nel frattempo altre case automobilistiche stanno spingendo le loro versioni di auto elettriche o di sistemi di guida assistiti.

 

La nostra casa ci “spia”?

Un team della Princeton University ha creato uno strumento in grado di verificare le informazioni inviate in rete dai dispositivi smart. Viviamo in case sempre più intelligenti, che hanno accesso a moltissime informazioni che riguardano la nostra vita quotidiana. Ma come vengono gestite questi dati?  Un team di scienziati della Princeton University ha creato uno strumento che tiene traccia di ogni trasmissione che un dispositivo domestico intelligente invia in rete. L’app, denominata Princeton IoT Inspector, è in grado di intercettare tutte le attività su una rete WiFi per tenere traccia di quali informazioni vengono inviate e a chi. “I nostri dispositivi intelligenti ci stanno guardando. – si legge sul sito dell’app – Ora tocca a noi guardarli”. Vi sentite spiati dai vostri dispositivi smart?

 

La biopsia potrebbe diventare una sorta di video 3D

Pubblicato sulla rivista Science Advances lo studio condotto dai ricercatori della Rmit University a Melbourne. Grazie a un nuovo sistema matematico che rielabora le informazioni raccolte da un comune microendoscopio a fibre ottiche, i ricercatori della Rmit University a Melbourne puntano a realizzare un video 3D dell’intero corpo umano per effettuare la biopsia. Questo metodo sostituirebbe gli attuali prelievi di campioni di tessuto e potrebbe migliorare la precisione delle diagnosi e degli interventi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella medicina oncologica. Grazie all’utilizzo di un microendoscopio è possibile vedere tutte le fibre componenti i tessuti da varie prospettive, ricreando una rappresentazione 3D. Questo nuovo approccio si è rivelato compatibile con le fibre ottiche già utilizzate nella clinica della Rmit University a Melbourne.

 

Sviluppata una lente a contatto con batteria integrata

La batteria, nonostante le dimensioni, è in grado di alimentare un LED per ore. Il risultato di anni di ricerca è sviluppo si può tenere sul palmo d’una mano, o meglio, sulla punta di un dito. Si tratta di una lente a contatto con all’interno una micro-batteria. Il dispositivo ha già attirato l’attenzione della DARPA, l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, che prevede già di utilizzarli come supporto per la fanteria o i piloti, con interfacce di realtà aumentata. Non solo applicazioni militari. Lo strumento potrà essere di grande aiuto anche per medici, autisti e qualsiasi altra necessità di interfaccia uomo-macchina.

 

Un microchip per il futuro delle IA

Più performante, più flessibile e in grado di consumare meno energia dei suoi predecessori. 100 fra i più grandi ricercatori, imprenditori e CEO del mondo dell’innovazione, un hotel di lusso, robot karateki, droni con ali e, soprattutto, un chip che promette di rivoluzionare il mondo delle intelligenze artificiali. Tutto questo – e tanto altro – durante un evento privatissimo, organizzato dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, chiamato MARS. Fra le diverse presentazioni di nuove tecnologie e innovazioni, fra cui un progetto per una base marziana, è spiccato qualcosa di molto più piccolo ma che promette grandi cose: un nuovo microchip, chiamato Eyeriss. Ad oggi le macchine più efficienti per far girare algoritmi di machine learning, il processo alla base di moltissime forme di IA attraverso cui sono in grado di imparare da sole come svolgere un determinato compito, sono le potenti schede grafiche utilizzate normalmente per i videogiochi. La loro capacità di processare in parallelo è essenziale per questi algoritmi, ma si tratta di architetture nate per altri scopi. Il nuovo microchip, sviluppato dal MIT, è stato sviluppato appositamente per far funzionare algoritmi di machine learning in maniera non solo efficace ma anche flessibile e con un basso consumo di elettricità. Da 10 a 1000 volte più performante, Eyeriss potrebbe presto essere alla fondamenta di una nuova esplosione tecnologica basata sulle IA e sulle loro applicazioni in dispositivi sempre più piccoli.

 

Idrogeno dagli scarichi industriali

Un nuovo processo permetterebbe di creare il gas, molto utilizzato nei processi chimici, dalle acque reflue delle industrie.  Da una finestra che dà sull’interno del macchinario si possono vedere piccole bollicine che salgono velocemente. Si tratta di idrogeno, un gas molto utilizzato in diversi processi chimico-industriali e difficile da produrre. L’origine di quelle bollicine? Acqua di scarico.  Un nuovo processo sviluppato all’Università di Princeton permette, utilizzando la luce solare, di raccogliere idrogeno dalle acque reflue industriali. Grazia ad una speciale camera con particolari filtri a “formaggio svizzero” – con i buchi – e con l’aiuto di batteri che consumano l’acqua di scarico e in cambio generano elettricità, si è riusciti a generare idrogeno. Il processo è doppiamente efficiente. Da un lato è in grado di trattare le acque di scarico industriali, dall’altro genera idrogeno, un gas che nelle industrie chimiche è utilizzato per moltissimi processi. Secondo un report del 2016, generarlo prevede enormi costi e consuma più energia di quanta ne serva per produrre acciaio, ferro, o altri metalli. Secondo i ricercatori il processo sarà in grado di eliminare i combustibili fossili dall’equazione per creare idrogeno nei processi industriali.

La redazione
La redazione

leggi tutto