Pianeta Terra e Spazio

Biologia spaziale: verso il lavoro sui corpi celesti

28 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

La Scuola Superiore Sant’Anna sta ospitando il primo corso in Italia di “Space Biology, organizzato in collaborazione con Agenzia Spaziale Europea

“Da grande voglio fare l’astronauta”. Lo spazio ha sempre affascinato grandi e piccini e lavorare “tra le stelle” è un sogno di molti ragazzi. Il settore, però, non necessita solo di astronauti. Per il progresso della ricerca scientifica e delle nostre conoscenze sull’universo, servono professionalità molto diverse tra loro: dall’ingegnere che progetta la tecnologia al biologo che analizza i dati che ci arrivano dalle diverse missioni, fino al nutrizionista che studia la migliore alimentazione per chi intraprende lunghi viaggi in orbita. E in futuro le professioni spaziali sono destinate ad aumentare: le agenzie spaziali del mondo puntano a missioni esplorative di durata sempre maggiore e l’idea di colonizzare altri pianeti non è più mera fantascienza. Con queste premesse la Scuola Superiore Sant’Anna sta ospitando il primo corso in Italia di “Space Biology”, organizzato in collaborazione con l’ESA, l’Agenzia spaziale europea.

Il corso, un ciclo di cinque appuntamenti, è stato inaugurato lo scorso 20 febbraio, con la lezione della ricercatrice in Biologia all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, Debora Angeloni. Docente d’eccezione del ciclo di incontri è stato l’astronauta dell’ESA Paolo Nespoli, che, nel suo intervento del 26 febbraio, ha offerto una rassegna preliminare dei risultati degli esperimenti che ha condotto sulla Stazione Spaziale Internazionale, nell’ambito della missione Vita del 2017.

 

Prepararsi alle missioni spaziali del futuro. È sempre maggiore lo sforzo delle agenzie spaziali per permettere all’uomo di programmare missioni esplorative di lunga durata e di avviarsi alla “colonizzazione” umana dello spazio. Per rendere possibile tutto questo, però, è importante capire come contrastare gli effetti dannosi dei diversi fattori ambientali avversi che accompagnano il volo dell’uomo nello spazio. La ricerca biomedica di base, in questo senso, ha e avrà sempre più un ruolo importante nel contribuire a rendere l’ambiente artificiale, dove gli esploratori spaziali si devono muovere, sempre più adatto alla loro esigenze vitali e operative. Inoltre, la ricerca spaziale ci ha permesso di trovare soluzioni anche per problemi della vita sulla Terra: “È importante sottolineare – ha spiegato Debora Angeloni sul sito della Scuola Sant’Anna – che affrontare questa enorme sfida ha già fruttato importanti innovazioni tecnologiche e biomediche che ci accompagnano nel quotidiano terrestre, migliorando la nostra vita e la nostra sicurezza”.

I lavori dello spazio, la Terra non è poi così diversa. “Già oggi la ricerca nel settore spaziale necessita di studiosi ed esperti di molteplici settori distinti che solo lavorando insieme creano progresso– ci ha spiegato Hady Ghassabian, astronauta suborbitale e Ambassador Impactscool -. I dati che, per esempio, ci vengono inviati dalle sonde e dai lander su Marte, progettati da ingegneri, sono poi analizzati da chimici, fisici, biologi, geologi”. Un principio molto simile a quello messo in atto per la ricerca sulla Terra e queste similitudini, in ottica futura, non potranno che aumentare: “Pensiamo alle missioni esplorative del passato nel nostro pianeta – prosegue Hady -. Dopo i primi viaggi, che avevano l’obiettivo di scoprire nuovi territori e le loro caratteristiche, venivano inviati nelle “nuove terre” contadini, allevatori, medici, costruttori ecc. per creare vere e proprie colonie. Lo stesso principio potrà essere applicato per future missioni e colonie spaziali. Con il passare degli anni e il progresso scientifico, inoltre, per fare fronte a nuove esigenze nasceranno anche nuovi lavori, che oggi possiamo solo provare a immaginare”. “
“Attualmente l’accesso allo spazio è riservato a pochi, – ha concluso Hady – selezionati dalle agenzie spaziale  che pongono limiti come l’avere una formazione specifica e accurata, prettamente scientifica, ma a livello di professionalità necessarie, soprattutto in ottica futura, la situazione sarà molto più simile a quella terrestre di quanto non siamo abituati a immaginare”.

La redazione
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