Spazio

Centennial challenges: le sfide della NASA

2 luglio 2019 | Scritto da La redazione

Il futuro dell’esplorazione spaziale è una sfida di tutti. Sembra essere questo il messaggio dell’agenzia spaziale americana, che continua a lanciare centennial challenges: scopriamo cosa sono.

Il 17 dicembre 1903, in una distesa di Kitty Hawk, in North Carolina, per la prima volta un veicolo più pesante dell’aria prendeva il volo. Era il famoso aereo dei fratelli Wright, un momento storico che ha portato a una rivoluzione nei trasporti e negli spostamenti e che ha accorciato incredibilmente le distanze. I due, che erano dei semplici civili, si erano posti un problema, ovvero come far volare una persona: attraverso un lungo processo di design, sviluppo, tentativi ed errori, sono riusciti nel loro obbiettivo.

Cento anni dopo, la NASA, in parte discendente da quello sforzo, decide di creare una serie di competizioni, appunto le centennial challenges, delle sfide per risolvere alcuni dei problemi del mondo aerospaziale e anche per coinvolgere il pubblico portandolo dall’altro lato di questo mondo: le persone comuni da sole o sotto forma di team, avrebbero potuto toccare con mano e vedere cosa significa risolvere un problema complesso usando l’ingegno e la tecnologia, imparando dagli errori. Viene data al grande pubblico l’occasione di non essere solo uno spettatore passivo ma, proprio come i fratelli Wright cento anni prima, di diventare parte della soluzione e, da civili, affrontare i problemi che il cosmo ci pone davanti.

 

Le sfide centennali. Ideate nel 2003 ma avviate per la prima volta nel 2005, le centennial challenges hanno visto susseguirsi nei diversi anni moltissimi temi e altrettanti partecipanti. Le sfide non avevano un significato simbolico o di semplice intrattenimento ma cercavano attivamente una soluzione a seri problemi che l’agenzia statunitense si è trovata ad affrontare. Dallo sviluppare guanti per astronauti più confortevoli e manovrabili a sistemi per il recupero di campioni dalla superficie di un altro pianeta, le sfide sono incredibilmente specifiche e impongono ai partecipanti delle ristrettezze che corrispondono a quelle reali una volta applicate nell’esplorazione dello spazio.

 

Ossigeno dalla roccia. Una di queste sfide, per esempio, chiamata MoonROx challenge, chiedeva ai partecipanti di sviluppare un sistema per estrarre 2.5 chilogrammi di ossigeno da 100 chilogrammi di regolite (il tipo di terreno che ricopre la Luna) in meno di 4 ore utilizzando solo 10 kW. Il premio in questione, di 250.000 dollari, non è ancora stato vinto, dimostrando quanto sia difficile sviluppare sistemi del genere. Ciò che importa, però, è l’applicabilità. Nel momento in cui un sistema di questo tipo verrà sviluppato potrà essere utilizzato in vere missioni spaziali e lo stesso vale per tutte le altre challenges.

L’ultima sfida che si è conclusa con successo è stata la 3D printed habitat challenge, di cui vi abbiamo parlato qui, che ha visto un team dello studio di design chiamato AI SpaceFactory sviluppare e costruire una versione in scala del loro habitat marziano stampato in 3D con materiali recuperati sul posto e che potrebbe venire utilizzata in futuro, se non su Marte, sulla Luna.

 

Dal 2005 a oggi le sfide sono state tantissime e costantemente ne vengono promosse di nuove, un’attività che porta la NASA a essere sia l’attore principale di tantissime iniziative legate all’esplorazione spaziale ma anche l’intermediatore fra le persone comuni e lo spazio. Questa attività di coinvolgimento non avviene solo attraverso la diffusione di immagini, video e informazioni ma anche portando il grande pubblico ad affrontare le sfide dell’esplorazione spaziale partecipando attivamente nella costruzione del nostro futuro nello spazio.

La redazione
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