20 minuti dal futuro

Il ruolo dei media digitali, oltre l’emergenza

7 maggio 2020 | Scritto da La redazione

Ne abbiamo parlato con Simone Arcagni, Professore all’Università di Palermo, giornalista e consulente, durante una nuova puntata di “20 minuti dal futuro”

“Ci siamo accorti, per la prima volta in Italia, che i media digitali non sono solo un’evoluzione di quello che c’era prima, sono uno strumento favoloso di comunicazione e informazione, attraverso cui abbiamo fatto scuola, eventi, alimentato le relazioni, addirittura sport. I media digitali sono emersi come un grande, potente e affascinante scheletro che compone la comunicazione contemporanea”. Ha esordito così Simone Arcagni, Professore all’Università di Palermo, giornalista e consulente, durante l’appuntamento del 5 maggio di “20 minuti dal futuro”. Una diretta dedicata al ruolo presente e futuro dei nuovi media, a partire come sempre dall’attualità.

 

Cosa ci ha detto l’emergenza. Uniti nella distanza: il distanziamento sociale è filo conduttore che ha accomunato gli abitanti di tutto il pianeta negli ultimi mesi. I media digitali sono stati la nostra finestra sul mondo per informarci, comunicare, relazionarci con gli altri e fare tutta una serie di attività che mai avremmo pensato di svolgere attraverso uno schermo. “In questi giorni i nuovi media hanno svolto una funzione incredibile – ha spiegato Arcagni – che riassumerei in una parola: hanno dato possibilità di accesso. All’informazione, ai servizi e a tutto ciò che riguardava la vita di tutti i giorni. I media digitali ne sono usciti per quello che sono: l’architrave della nostra società”.

 

Digital divide: i limiti da superare. “Il problema – prosegue Arcagni – è che fino ad oggi abbiamo fatto finta di nulla. Abbiamo celebrato il digitale come mercato della tecnologia, ci siamo eccitati per il nuovo modello uscito, e abbiamo poco riflettuto sul fatto che questi strumenti stavano modificando il nostro modo di vedere e rapportarci con il mondo, cambiando la società e creando una cultura digitale. Ci sono due tipi di divide: uno culturale, la capacità di accedere e capire questi mezzi e vederne i limiti e problemi, l’altro infrastrutturale, problemi di connessione e mancanza di strumenti per tutti”.

 

La strada verso il futuro è immersiva. “Ci sarà sempre di più un accesso misto tra reale e virtuale. – ha raccontato Arcagni – Più questi ambienti saranno naturali nell’esperienza e semplici negli accessi, più ci sarà una spinta da questo punto di vista. Questo sarà amplificato anche dal fatto che i programmi per realizzare questi ambienti sono gli stessi, sarà possibile declinare un contenuto su diverse piattaforme e differenti modalità di fruizione”. Secondo Arcagni il futuro del digitale, quindi sarà qui: “Il digitale 2.0 sarà quello immersivo, diciamo olografico. Immagine solida, con un abiente interattivo e partecipato. Sarà il punto centrale per il futuro. Ovviamente con accanto un aspetto culturale, quello dell’educazione alla complessità”.

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