Big Data

Nel 2017 le cose più costose al mondo sono gratis

9 aprile 2017 | Scritto da Andrea Geremicca

Ogni giorno Google processa 1 Milione di GB, se questi dati fossero stampati e rilegati in dei libri, mettendoli l’uno sopra l’altro arriveremmo a coprire metà della distanza tra la terra e la luna.

Qualche giorno fa Andrea Dusi ha scritto un articolo molto interessante sul massivo utilizzo degli smartphone e del morboso rapporto che abbiano con il web e i social network, qui potete leggere l’articolo. Leggendo con attenzione la sua analisi mi sono reso conto che trascorriamo tantissimo tempo utilizzando servizi che crediamo essere gratuiti, ma vi assicuro che invece li stiamo pagando e lo stiamo facendo a caro prezzo.

Quel caro prezzo che non abbiamo considerato è la nostra privacyi nostri dati e tutti quei dettagli che hanno reso la nostra persona un’identità non più unica ma condivisa. I dettagli di ogni nostra ricerca su Google sono filtrati ed inseriti in Database enormi, aggregati insieme ad altri miliardi di dati e gestiti da tantissimi algoritmi diversi al fine di essere venduti al miglior offerente.

Per questo motivo noi abbiamo ricerche gratis e Google vale 400 Miliardi di dollari.

Nel 2016 il fatturato di Google ammontava a circa 90 Miliardi di dollari, con guadagni netti che superavano i 25 Miliardi di dollari , ecco quella somma è esattamente la differenza tra quanto valgono i nostri dati per Google e quanto noi non veniamo pagati. Loro portano a casa 25 Miliardi e noi abbiamo email gratis e ricerche sul web illimitate.

Un interessante studio del Wall Street Journal (http://blogs.wsj.com/cio/2012/05/03/to-facebook-youre-worth-80-95/) ha stabilito che ciascuno di noi vale per Facebook 80,95 dollari, i nostri amici 0,72$ ciascuno e la nostra pagina completa quasi 1800$.Ogni giorno vengono caricate 350 milioni di foto ed il famoso tasto LIKE viene premuto 6 Miliardi di volte. Tutto questo porta Facebook a ricavi molto simili a quelli di Google. Se andiamo ad analizzare questi dati da un punto di vista lavorativo, le nostre storie, le nostre foto e le nostre relazioni personali sono diventate la più grande forza lavoro del mondo, non retribuita. Vi ricordate il giorno in cui Facebook comprò Instagram per 1 Miliardo di dollari? Pensate che l’idea di Instagram o i suoi 13 dipendenti valessero così tanto? Ovviamene eravamo noi ed i nostri dati a valere 1 Miliardo di dollari,

noi non siamo utenti, noi siamo il prodotto.

Riveliamo al web ed i suoi big player informazioni che a volte non abbiamo il coraggio di condividere nemmeno con la nostra famiglia o con i nostri amici, informazioni intime che vengono messe all’asta. Ma come è possibile che tutto questo avvenga senza conseguenze per queste compagnie? Semplice, siamo stati a noi a dirgli che potevano, firmando i loro termini e le loro condizioni.

Nel 2004 Jamie e Ben Heywood (fratelli con una rara malattia) decisero di aprire un portale PatientLikeMe.com dove condividere le loro storie inerenti la malattia ed ascoltare testimonianze di altri pazienti da tutto il mondo. Dopo pochi anni la community si era allargata fino a 200.000 persone (pazienti) raggruppando topic su 150 malattie diverse. Nel 2010 l’amministratore di sistema che gestiva il portale notò per la prima volta alcune attività sospette all’interno di alcuni nuovi account, in pratica qualcuno stava effettuando moltissimi download all’interno di tutte le chatroom, foto, prescrizioni mediche, note personali. Ci volle poco a capire che queste attività sospette erano riconducibili tutte a Nielsen, il gigante dei dati, che ammise senza problemi di scaricare i dati da quel blog e da altri 140 blog simili per collezionare informazioni che poi avrebbe venduto, verosimilmente alle aziende farmaceutiche di turno. Anche se molti di voi discuteranno sull’eticità della manovra, vi posso assicurare che era tecnicamente legale. Pochi giorni dopo PatientLikeMe.com rese pubblico l’accaduto, invitando i suoi utenti a leggere attentamente Termini e Condizioni, proprio in quel momento, in molti si resero conto che era tutto scritto nero su bianco, iscrivendosi avevano autorizzato il blog a vendere a terze parti tutte le informazioni raccolte. Mentre PatientLikeMe inviava mail su mail assicurando che i dati venduti erano anonimi, alcune società come PeekYou LLC di NewYork mostravano come incrociando i dati anonimi con i social network era possibile risalire all’identità nascosta.

Diciamolo chiaramente, i termini e le condizioni di un portale sono la grande e grossa bugia del web, nessuno di noi le legge perché sono fatte per non essere lette e per questo paghiamo un prezzo molto alto.
Uno studio della Carnegie Mellon University ha dichiarato che un americano medio incontra sul web circa 1462 privacy policy ogni anno, con un contenuto medio di 2518 parole. Se dovessimo leggerle tutte ci impiegheremmo circa 76 giorni lavorativi (8 ore al giorno). Unendo questi numeri sull’intera popolazione americana sarebbero circa 53.8 Miliardi di ore con un costo di mancata produttività di circa 781 Miliardi di dollari.
Sapevate che se avete un profilo Linkedin avete dato loro accesso ad un non esclusivo, irrevocabile, internazionale, perpetuo, illimitato (per usare parole loro) diritto di copiare, migliorare, pubblicare, rimuovere, analizzare e vendere (sempre parole loro) i vostri dati? E qui viene il bello, lo possono fare secondo modalità conosciute oggi o che verranno studiate e scoperte in futuro, senza ulteriori comunicazioni e senza essere limitati dalla quantità, qualità o riservatezza di qualsiasi tipo di dato.
La privacy policy di Facebook è lunga due volte la Costituzione americana, quella di Paypal conta 36275 parole, giusto per darvi un termine di paragone l’Amleto di Shakespeare ne ha 30,066.
Pensate, se J.K. Rowling quando ha scritto Harry Potter avesse usato Google docs o lo avesse condiviso su drive invece che usare Microsoft Words, avrebbe garantito a Google i diritti sul ogni pagina della saga, loro avrebbero potuto trasformare Hogwarts nella Google Academy ed Harry ed Ermione in Larry e Sergey, avrebbero potuto vendere i diritti ad Hollywood e avrebbero avuto dei diritti su un impero da 15 Miliardi di Dollari.

L’interazione con il web è diventata molto veloce, accettiamo termini e condizioni senza leggerli, condividiamo notizie senza assicuraci che siano realmente accadute, leggiamo brevissimi pezzi di articoli come questo e mettiamo like senza leggerli fino in fondo. Per questo motivo voglio fare un esperimento, se avete letto tutto l’articolo vi chiedo di non mettere nessun like su Facebook o LinkedIn, vi chiedo di commentare l’articolo in qualsiasi modo, così saprò che siete arrivati fino a qui.

Andrea Geremicca
Andrea Geremicca

Contributor

Andrea Geremicca è uno dei fondatori di Impactscool e ricopre il ruolo di Chief Marketing Officer. Dal 2014 fa parte dell’Organizing team del TEDx Roma ed è visiting professor e Mentor presso la John Cabot University. Andrea studia e racconta nei suoi articoli gli impatti delle tecnologie esponenziali sulla nostra società.

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