Cambiamento climatico e ambiente

I cambiamenti climatici colpiscono anche l’economia

31 ottobre 2019 | Scritto da La redazione

Le conseguenze della crisi climatica potrebbero essere responsabili del 20% di profitti in meno per le banche

I cambiamenti climatici colpiscono tutti indiscriminatamente, non solo le persone ma anche le attività che svolgono. Fra questi anche le banche: uno studio del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in collaborazione con l’RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment (EIEE), la Scuola Superiore Sant’Anna, l’Università Bocconi e con il Politecnico di Milano, suggerisce che gli impatti della crisi climatica potranno avere serie conseguenze dal punto di vista economico.

 

Clima e finanza sono due ambiti apparentemente lontani ma che in realtà sono strettamente legati. La produzione di beni dipende in parte dalle condizioni climatiche, basti pensare all’agricoltura, dove un periodo di siccità o un colpo di gelo fuori stagione potrebbe portare ad una crisi produttiva e quindi successivamente ad una crisi finanziaria del settore.

Anche altri ambiti sono influenzati dall’ambiente: Il cambiamento climatico e gli eventi estremi ad esso associati, come alluvioni, frane, innalzamento del livello del mare e tempeste, possono per esempio aumentare le infrastrutture a rischio e ripercuotersi negativamente sulle compagnie assicurative, per effetto dell’innalzamento dei premi. Inoltre, temperature più elevate riducono la produttività dei lavoratori e la profittabilità delle imprese.

 

Problemi bancari. Il deteriorarsi delle condizioni di bilancio di imprese, colpite dagli impatti del clima, porterebbe a delle insolvenze che, cumulate, andrebbero a minare la stabilità delle banche con effetti che potrebbero raggiungere la scala globale. Lo studio per la prima volta prova a quantificare tale effetto: i fallimenti delle banche in futuro sarebbero, a causa dei cambiamenti climatici, più frequenti (da +26% fino a +248%); salvare le banche insolventi comporterebbe un costo per i governi pari a circa il 5% – 15% del PIL all’anno, portando a un’esplosione del debito pubblico, che potrebbe arrivare a raddoppiare nel 2100.

La redazione
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