Cambiamento climatico e ambiente

Lotta alle microplastiche: passo in avanti grazie a un brevetto made in Italy

13 novembre 2019 | Scritto da La redazione

L’invenzione del Laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti dell’università di Catania consente per la prima volta di quantificare totalmente le microplastiche

Era agosto quando l’Organizzazione mondiale della sanità pubblicava il rapporto “Microplastics in Drinking Water”, in cui chiedeva un’ulteriore valutazione della presenza di queste sostanze nelle acque che beviamo e delle loro conseguenze sul nostro organismo. Secondo una ricerca dell’Università di Newcastle ogni essere umano ingerisce in media 1.769 particelle di microplastica a settimana semplicemente bevendo acqua, ma le troviamo persino nel cibo e anche nell’aria. Si tratta di un problema di grandi dimensioni e destinato a peggiorare. Al momento, inoltre, è complesso identificare contromisure efficaci anche perché fino a oggi sono state molto difficili da individuare: ora, però, per la prima volta al mondo, ha visto la luce uno strumento che consente di determinare e quantificare con elevata sensibilità le microplastiche inferiori a 10 micrometri. L’invenzione porta la firma del Laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti dell’università di Catania.

 

L’invenzione, già brevettata in Italia, è frutto della ricerca dal titolo “Metodo per l’estrazione e la determinazione di microplastiche in campioni a matrici organiche e inorganiche”, porta la firma del Laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti dell’Università di Catania. Le attuali metodologie pubblicate in ambito internazionale, infatti, mostrano numerose limitazioni nell’identificazione e determinazione delle particelle plastiche inferiori ai 10 micrometri. Prima di questa invenzione tutte le metodologie di estrazione di microplastiche ad oggi accettate prevedono un processo di filtrazione per la raccolta delle microparticelle e microfibre plastiche. Il processo selettivo dimensionale adottato fino ad oggi non pertanto consentiva di riconoscere le particelle con diametro inferiore al poro del filtro utilizzato con conseguente perdita irrimediabile delle micro- e nanoplastiche. Il brevetto ha permesso all’ateneo di Catania di sottoscrivere diverse collaborazioni scientifiche con vari atenei del territorio nazionale, ma anche con centri di ricerca in Tunisia, Austria e a breve con la Columbia University negli Stati Uniti. Le applicazioni dell’invenzione saranno in campo ambientale, alimentare e medico al fine di meglio comprendere le interazioni ad oggi sconosciute tra microplastica e cellule nell’ottica di chiarire la relazione tra microplastiche ambientali e salute.

 

I potenziali pericoli associati alle microplastiche. Un recente studio dell’Università di Newcastle in Australia afferma che in media ingeriamo 5 grammi in sette giorni, pari al peso di una carta di credito. Tra gli scienziati non c’è concordanza sui danni che le microplastiche possono causare nell’organismo umano nel lungo termine e sono molti gli studi che si stanno occupando del tema, portando alla luce aspetti differenti.  Per l’Oms, invece, i rischi per quanto riguarda l’assunzione delle microplastiche dall’acqua sono di tipo fisico (collegato al loro accumulo) e chimico (collegato alla loro tossicità), ma vi è anche la possibilità che possano essere veicolo per l’ingestione di microbi patogeni.

La redazione
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