Città e Trasporti

Neom ma non solo: viaggio tra le città artificiali

1 agosto 2019 | Scritto da La redazione

La città che sorgerà nel deserto saudita è solo l’ultima (e più ambiziosa) delle città artificiali

Taxi volanti, sabbia luminescente, insegnanti ologramma e persino una Luna artificiale. Si potrebbe presentare così Neom, la città artificiale voluta dal principe dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, che dovrebbe sorgere in una zona desertica nella provincia di Tabuk, vicino al Mar Rosso e al confine con Giordania ed Egitto. Il progetto è stato presentato nel 2017 ma grazie a una serie di documenti pubblicati nei giorni scorsi dal Wall Street Journal siamo ora a conoscenza di qualche dettaglio in più su questa nuova e futura smart city, un polo industriale e tecnologico in grado di attrarre, secondo i piani del principe saudita, non solo turisti ma anche talenti e professionisti di tutto il mondo.

Noem è l’ultima e sicuramente la più futuristica delle città artificiali, ma non è l’unica.

 

Noem, la città da 500 miliardi di dollari. Unite i soldi e le ambizioni dell’Arabia Saudita e le competenze tecnologiche degli Stati Uniti: il risultato è una città-stato di diecimila miglia quadrate, grande quanto il Massachusetts, leader mondiale in innovazione e tecnologia. Tra taxi volanti e spettacoli futuristici, tra i progetti studiati per Noem spiccano i fenomeni naturali creati ad hoc: le precipitazioni da quelle parti, infatti, sono una rarità e per ottenere un clima favorevole si starebbe studiando un sistema per far comparire a piacimento nuvole cariche di pioggia.

La città dovrebbe ospitare i migliori talenti in ambito tecnologico e formarne di nuovi, grazie a scuole di alto livello con le lezioni tenute da ologrammi. Ma non sarà solo lavoro e formazione: per gli amanti dell’avventura è prevista la costruzione di un Jurassik Park popolato da dinosauri robot. Più controversi, invece, i progetti riguardanti l’editing genetico per potenziare gli abitanti della megacity e quelli legati a controllo e sorveglianza.

Prima di creare grandi aspettative o allarmismi è giusto sottolineare che Noem è solo un progetto e molte delle tecnologie presentate nei documenti del Wall Street Journal non sono ancora disponibili: senza dubbio, però, le ingenti possibilità di investimento in infrastrutture e tecnologia rendono l’obiettivo del principe Mohammed bin Salman un po’ più concreto.

 

Le città artificiali. Dalla Cina agli Stati Uniti, sono molte le città che possiamo considerare “artificiali”, ovvero costruite in epoca moderna in zone dove non erano presenti insediamenti più antichi: zone desertiche o non popolate, dove l’uomo ha deciso di costruire centri abitati altamente tecnologici o ispirati, almeno in parte, a città storiche.

La più famosa oggi è sicuramente Dubai, nata nella prima metà del 1800 ma diventata il centro che conosciamo oggi solo a partire dagli anni ’90 del secolo scorso. Buona parte della città si basa su un arcipelago artificiale. Una soluzione, quelle delle isole artificiali, a cui potrebbe affidarsi anche Hong Kong, afflitta da anni da problemi di sovrappopolamento. Il progetto, presentato nei mesi scorsi, dovrebbe costare 70 miliardi di euro, con i lavori al via dal 2025.

Anche il governo danese guarda con interesse a questa soluzione: sta portando avanti un progetto per la costruzione di nove isole artificiali, che si candidano come polo europeo dell’innovazione. Il tutto con un approccio completamente sostenibile.
Ma troviamo isole artificiali anche in Olanda, Doha, Miami, solo per citarne alcune, a testimonianza del fatto che si tratta di una soluzione già ampiamente praticata e diffusa.

 

Uno sguardo al futuro. Nel 2050 potrebbero esserci 9,7 miliardi di persone sul Pianeta, di cui la maggior parte presenti in grandissime città. Questo scenario, evidenziato dall’ultimo rapporto ONU sulla crescita della popolazione mondiale, ci pone davanti a numerose criticità: non ci sarà solo un problema legato alle risorse per il sostentamento ma anche di spazio. Ecco che la possibilità di rendere abitabili zone del pianeta apparentemente inospitali diventa una necessità. Inoltre, con una grande concentrazione di persone in megacity da oltre 10 milioni di abitanti rende sempre più urgente lo sviluppo di tecnologie in grado di rendere queste città smart e performanti. Il progetto di Noem, in questo senso, può rappresentare un test interessante, anche se presenta alcuni punti oscuri che vanno approfonditi ed esaminati con attenzione.

La redazione
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