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Data Privacy Day: cittadini state attenti ai vostri dati

28 gennaio 2019 | Scritto da La redazione

Il 28 gennaio la giornata istituita nel 2006 dall’Ue per sensibilizzare gli utenti alla protezione dei propri dati online

Nel 2006 quando l’Unione europea ha istituito il Data Privacy Day, che si celebra il 28 gennaio, in pochi avrebbero scommesso sul fatto che, a 13 anni di distanza, il tema della protezione dei dati personali sarebbe stato centrale nel dibattito mondiale.
Il 2018 è stato l’anno dei regolamenti, in particolare con l’introduzione del Gdpr, ma anche quello degli scandali di Cambridge Analytica e Google Plus. I dati sono diventati l’oro del nostro tempo e lo sviluppo di tecnologie che si “nutrono” delle nostre informazioni non farà che alimentare questa “caccia ai dati”.

Il Gdpr, dopo il caos i primi effetti.  Il General Data Protection Regulation, meglio noto come Gdpr, ha creato non poca apprensione a privati ed aziende: entrato in vigore nel 2016 ma divenuto efficace nel maggio dell’anno da poco concluso, il nuovo regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento e protezione dei dati personali è stato da subito al centro dell’attenzione. Secondo alcune stime diffuse dall’Ue, il Gdpr ha già dato qualche risultato: sarebbero quasi 100mila i ricorsi presentati dai cittadini dopo l’entrata in vigore del regolamento.

Quando lo scandalo aiuta a tenere gli occhi aperti. L’attuazione del Gdpr è arrivata a poche settimane dallo scandalo Cambridge Analytica: il mondo ha potuto toccare con mano il potenziale valore delle “scie di informazioni” che lasciamo in rete, anche da un punto di vista commerciale. Abbiamo capito come possono essere utilizzati per influenzare eventi di portata mondiale come delle elezioni politiche e di quanto fosse cruciale porre regole precise sulla loro racconta ma soprattutto il loro utilizzo.
Anche Google ha dovuto fare i conti con uno scandalo “dati”, che ha portato alla chiusura del suo social network, Google Plus. Nonostante la sensazione sia che nel mondo politico non ci sia ancora la piena consapevolezza di tutto questo (l’audizione di Mark Zuckerberg nel Senato degli Stati Uniti ha lasciato più di qualche perplessità), privati cittadini e grandi imprese sembra abbiano alzato il livello di attenzione in materia.

Gli errori più comuni. La strada verso una totale attenzione degli utenti del web ai propri dati è ancora piuttosto lunga e gli errori che commettiamo in rete quotidianamente sono molti, ma anche facili da evitare. Per questo, proprio in occasione del Data Privacy Day, la società di sicurezza Sophos ha stilato una classifica, una sorta di top 10 delle cose da non fare in rete se ci teniamo alla nostra privacy: tra queste, per citarne alcune, c’è riutilizzare la stessa password, tenere accesa la webcam o condividere informazioni sensibili in rete. Cose ovvie, direte voi, ma neanche troppo se consideriamo che in cima alla classifica delle password più usate online c’è ancora l’amatissima “123456”.

Il futuro: sempre più dati, sempre più valore. Il 2019, secondo il parere di molti, sarà l’anno dell’intelligenza artificiale. I suoi utilizzi ormai sono moltissimi: dall’intrattenimento alla medicina, fino agli assistenti personali e i dispositivi connessi delle nostre case. Questi sistemi si nutrono di dati e, allo stesso tempo, ne produrranno moltissimi. Come faremo ad archiviarli tutti? Come faremo a proteggerli? Sono temi urgenti e che vanno affrontati prima che la situazione sfugga al controllo di utenti e aziende: proprio per questo l’Ue è al lavoro per la stesura di regolamenti congiunti e condivisi sulla politica di sviluppo di questa tecnologie e anche a Davos, durante il summit del World Economic Forum, il tema è stato discusso e approfondito.

Prima di tutto, però, servono sensibilità e consapevolezza: e allora buon Data Privacy Day a tutti!

La redazione
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