Future Society

Facebook blocca gli account falsi creati per le elezioni di metà mandato americane

16 agosto 2018 | Scritto da Cesare Venturoli

Dopo lo scandalo legato all’utilizzo dei dati personali messo in pratica da Cambridge Analytica in occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e della campagna elettorale per il referendum della Brexit, si torna a parlare di fake news e politica.

Fake news e politica

È di poche settimane fa, la notizia secondo cui l’azienda di Mark Zuckerberg avrebbe individuato e chiuso alcuni account falsi, “gestiti” da bot, il cui scopo era quello di influenzare l’opinione pubblica in vista delle mid-term elections. A novembre in America si tornerà al voto per quelle che sono conosciute come elezioni di metà mandato, ovvero quelle consultazioni che si tengono ogni quattro anni (due anni dopo quelle presidenziali, e proprio per questo, appunto, di metà mandato) e che sono valide per il rinnovo del Congresso.

In collaborazione con l’FBI, Facebook ha scoperto un network di profili che cercavano di condizionare, in qualche modo, l’opinione pubblica americana. La “tattica” usata, in questi casi, è quella di pubblicare temi forti e divisivi, in modo da creare scompiglio sociale e alimentare le tensioni politiche. Queste pratiche, considerate molto simili a quelle verificatesi durante la campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca e nel periodo di avvicinamento al referendum che avrebbe deciso sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, venivano gestite anche in questo caso da bot. A differenza, però, di quanto successo in passato, al momento non è stato possibile verificare se dietro ci sia o meno l’influenza russa.

L’azienda di Menlo Park ha comunicato di aver chiuso 32 tra pagine e account privati, sia su Facebook che su Instagram. Per la piattaforma di Mark Zuckerberg questo appare come un gesto importante nella lotta alle fake news. Alla fine dello scorso anno, ancor prima dello scoppio vero e proprio dello scandalo legato a Cambridge Analytica, Facebook aveva comunicato di aver iniziato a combattere i contenuti considerati spammy o comunque ritenuti colpevoli di ricercare quello che viene definito engagement bait – quella pratica che punta a ottenere coinvolgimento da parte degli utenti ad ogni costo, anche violando le linee guida di Facebook.

L’importanza delle mid-term elections

Quando si parla di politica statunitense è necessario tenere a mente la differenza più importante che c’è con il nostro sistema democratico. Negli Stati Uniti il Presidente viene eletto direttamente dai cittadini (seppur con l’intermediazione dei grandi elettori) ed il suo mandato è slegato da quello del Congresso. Questo viene rinnovato sì, ogni quattro anni, ma due anni dopo l’elezione del Presidente, motivo per cui parliamo di mid-term elections. In Italia invece Parlamento e Presidenza del Consiglio sono legati dal filo conduttore della fiducia.

In questo modo le elezioni di metà mandato diventano uno strumento in mano ai cittadini per confermare o bocciare l’operato, fino a quel momento, del Presidente eletto due anni prima. Il complesso sistema di separazione dei poteri in vigore negli Stati Uniti – così detto sistema dei pesi e contrappesi – fa in modo, senza entrare in tecnicismi eccessivi, che ci possano essere indirizzi politici discordanti tra Presidente e Congresso. Ragion per cui, specie nel corso di un mandato particolare come quello di Donald Trump, per quel che riguarda temi come l’immigrazione, i diritti e i rapporti con gli altri paesi, le lezioni di metà mandato assumono un’importanza cruciale e diventano un momento estremamente delicato della vita politica americana.

Fake news e libertà di espressione

Se da un lato va apprezzato quanto fatto in termini di prevenzione in vista delle elezioni di metà mandato – ma era, forse, inevitabile, visti gli accadimenti dei mesi scorsi – allo stesso tempo bisogna comunque tenere in considerazione quelle che sono le policy di Facebook. Più volte, l’ultima delle quali a fine luglio in occasione di un evento organizzato negli uffici di Manhattan, ci siamo sentiti ribadire da Facebook che la policy dell’azienda non è quella di chiudere le pagine sospettate o accusate di cattiva informazione. Preferiscono, piuttosto, affidarsi ad algoritmi che individuino l’affidabilità delle fonti in base al comportamento degli utenti stessi. Se poi il fact-checking porta l’intelligenza artificiale di Facebook a ritenere che un determinato contenuto o una determinata pagina dicano il falso o siano comunque inaffidabili, questi vengono declassati e visti di conseguenza da un numero minore di persone.

Quindi, in sostanza, le bufale non vengono cancellate. Discorso diverso quello che riguarda i contenuti che incitano all’odio, al sessismo o al razzismo – a volte non senza qualche abbaglio. Le fake news non vengono bollate come tali, nel rispetto della libertà di opinione. Su Twitter, in risposta al giornalista della CNN Oliver Darcy, la stessa Facebook ha dichiarato di considerare quelle che alcuni definiscono “fake news” come opinioni o analisi, seppur di parte. La policy aziendale non prevede infatti la possibilità di bannare le pagine colpevoli di fare cattiva informazione, in nome del rispetto del più basilare principio di libertà di espressione.

Un segnale positivo

Quello del blocco degli account volti a condizionare l’opinione in vista delle elezioni è, a prescindere, un segnale positivo. Ma cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Sicuramente le indagini, sia da parte di Facebook che da parte dell’FBI, sono ancora agli inizi, per cui dobbiamo solo stare a vedere se dietro queste macchinazioni ci sia la Russia o qualche agenzia autonoma come era Cambridge Analytica. Un segnale positivo che ci permette, almeno per il momento, di elogiare lo sforzo di Facebook nel combattere questi comportamenti, nocivi non soltanto per la vita “social” ma proprio per quella civica e politica.

D’altra parte non dobbiamo però aspettarci, come già detto, che le fake news spariscano in toto dai social network e dalla rete. Specie se, come dichiarato più volte da Facebook, gli algoritmi di verifica tengono in conto anche il comportamento degli utenti. Se gli utenti interagiranno con un contenuto o lo condivideranno, per quanto fake possa essere e per quanto Facebook possa penalizzarlo, questo continuerà ad avere la sua diffusione.

È necessario dunque affidarsi non solo al proprio buon senso, ma anche alla propria capacità di analizzare e scovare le fonti affidabili piuttosto che le bufale. Tutto ciò nella speranza che, anche con l’aiuto delle policy e dell’algoritmo di Facebook, il social più frequentato del mondo possa essere un luogo di diffusione e di condivisione, e non lo strumento utilizzato per indirizzare l’opinione pubblica con scopi politici prima ancora che commerciali.

Cesare Venturoli
Cesare Venturoli

Ambassador, Future Activist

Cesare Venturoli è Ambassador di Impactscool sin dall’inizio. Impactscool è per lui l’opportunità per studiare e confrontarsi con tutto ciò che riguarda l’innovazione e le nuove tecnologie.

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