Giovani e futuro

Il futuro della comunicazione è dei giovani

29 novembre 2019 | Scritto da La redazione

I modi e gli strumenti per comunicare cambiano e se si vuole stare al passo con i tempi è essenziale capire come comunicano i giovani, per capirlo abbiamo intervistato chi di questo tema se ne intende: la Iena Alessandro Politi.

Il 58% dei bambini gioca ai videogame, ma molti meno sanno andare in bicicletta: è una situazione emblematica delle nuove generazioni che sin dalla nascita sono a stretto contatto con schermi di ogni tipo, da smartphone e tablet a televisori e computer. Gli schermi diventano una vera e propria finestra sul mondo e l’interrogativo a questo punto nasce spontaneamente: come comunicano e si informano i giovani?


L’importanza della scrittura.
Secondo un’autorevole indagine promossa da Telefono Azzurro intitolata “generazione tecnologica”, oltre la metà dei bambini di età compresa tra 7 e 11 anni (58,6%) possiede un telefonino, mentre tale percentuale, rilevata gli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni, supera il 96%. Inoltre, il 73,4% dei bambini di età compresa tra 7 e 11 anni ha un Pc, mentre la stessa percentuale, riscontrata nella fascia di età adolescenziale compresa tra i 12 e 19 anni, sale fino al 93%. I mezzi che i giovani usano per comunicare fra loro, ma anche per relazionarsi al mondo esterno, sono sempre più filtrati dai pixel degli schermi e se questo è un bene in un mondo sempre più digitale, dall’altro significa perdere altre capacità, come quella della scrittura, e rischiare di imbattersi in notizie non verificate e poco approfondite.

 

Il problema delle fake news è una questione complessa che mette in ballo non solo il sistema informativo e i mezzi di comunicazione ma anche il modo stesso in cui ragioniamo. Il lato cognitivo della questione infatti non è da sottovalutare: quando si incontrano notizie che risuonano con la nostra visione del mondo, e questo vale anche per i giovani, è più facile farsi coinvolgere nella narrazione e il nostro lato razionale va facilmente a farsi benedire. Per riuscire a comunicare ai giovani in maniera efficace è essenziale tenere in conto queste considerazioni.

 

Parlare in tanti. Se da un lato c’è la preoccupazione che la comunicazione via schermo possa accentuare problemi cognitivi dall’altro offre la possibilità di sviluppare maggiormente le relazioni e la discussione: community, chat di gruppo, forum permettono comunicazione bidirezionale fra gruppo e singolo permettendo di comprendere meglio il proprio ruolo in un gruppo. D’altro canto certe dinamiche di gruppo portano alla creazione delle cosiddette “bolle”, gruppi di pari in cui si discute di un determinato argomento seguendo lo stesso punto di vista che raramente viene messo in discussione.

 

Comunicare con i giovani non è un compito da prendere sottogamba, per questo abbiamo chiesto a chi si occupa di comunicazione in prima persona quale potrebbe essere un approccio utile in tal senso: abbiamo scambiato due parole con Alessandro Politi, una delle Iene dell’omonimo programma televisivo che con il suo approccio pop riesce sicuramente a risuonare con i giovani.

Una vita vissuta fra Cina, Stati Uniti, Spagna e Austria, Alessandro Politi è una Iena, un giornalista televisivo d’assalto che si descrive tenace, determinato e con un forte senso della giustizia. Tutte caratteristiche necessarie per fare giornalismo d’inchiesta. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per cercare di capire in un minuto quale potrebbe essere il miglior approccio per comunicare con i giovani.

La redazione
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