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Notizie dal futuro e dintorni – 13 Maggio

13 maggio 2019 | Scritto da La redazione

Le notizie più importanti su tecnologie e futuro, selezionate dal team di Impactscool

Le arachidi che potrebbero resistere a parassiti, malattie e siccità

Grazie allo studio del DNA di due diverse specie di arachidi, i ricercatori hanno unito i due genomi in un’unica pianta che potrebbe essere più resistente e caratterizzata da una maggior produzione e qualità. L’Agricultural Research Service americano e l’Università della Georgia hanno pubblicato sulla rivista Nature Genetics il risultato di una ricerca riguardante il genoma delle arachidi. Inizialmente, gli scienziati hanno sequenziato i genomi dei due antenati selvatici separatamente, usando il DNA prelevato dalle due specie. Ciò ha reso più facile identificare le caratteristiche strutturali dei genomi; utilizzando apparecchiature avanzate per il sequenziamento del DNA, i ricercatori hanno fuso i due DNA in un’unica variante dell’arachide coltivata commercialmente. Lo studio potrebbe consentire una migliore resistenza ai parassiti e la tolleranza alla siccità, alta produzione di semi, una migliore qualità dell’olio e resistenza a malattie e parassiti.

 

Chip organici in orbita

Serviranno a capire come curare malattie legate all’età avanzata e ad affrontare meglio la permanenza umana nello spazio. L’11 maggio da Cape Canaveral partirà la missione CRS-17 della SpaceX, si tratta di un lancio di rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale. Fra le due tonnellate e mezzo di scorte ci saranno anche quattro piccole lastre di plastica trasparente. Si tratta di chip di tessuti umani minuscoli e complessi modelli 3-D bioingegnerizzati che imitano la struttura e la funzione dei sistemi di organi umani. Reni, ossa e cartilagine, polmone e midollo osseo e barriera emato-encefalica per la precisione. Questi chip rimarranno vivi sulla ISS per un anno, prima di tornare sulla Terra per essere studiato e verificarne le condizioni. Dopo 18 mesi torneranno in orbita per sperimentare diversi trattamenti. I risultati di questa ricerca potranno contrastare i rischi legati alla permanenza nello spazio, che comporta danni simili a quelli dovuti dalla vecchiaia, dall’osteoporosi a problemi al sistema immunitario.

 

Le banane a rischio a causa dei cambiamenti climatici

Cambiamenti nell’umidità e nella temperatura permettono ad un fungo che attacca le piante di prosperare in zone dove prima non poteva. Le conseguenze dei cambiamenti climatici alle volte sono subdole, come ad esempio una malattia delle piante che appare in ambienti dove prima non esisteva. È il caso della Sigatoka Nera, una malattia causata da un fungo, il Pseudocercospora fijiensis, che si trova solo nelle aree tropicali e che adesso è riuscita ad infettare ampie zone dell’America Latina e a nord fino alla Florida.
Le piante infette da questa malattia presentano striature nere sulle foglie, si tratta del fungo stesso che ne occupa la superficie impedendo alla pianta di compiere efficacemente la fotosintesi. Il risultato è che le piante infette producono fino all’80% in meno di banane.

 

Le auto a guida autonoma si rifanno gli occhi

Un nuovo tipo di radar per le auto a guida autonoma promette di riuscire ad ottenere immagini di alta qualità senza interferenze con radar di altre auto e mantenendo il dispositivo di ridotte dimensioni. I radar utilizzati nelle auto a guida autonoma per ottenere immagini dettagliate sfruttano gamme ad alta frequenza, risultando ingombranti e costosi. Inoltre, in presenza di affollamento di questi radar si incorrerebbe a interferenze.
Pavel Ginzburg della School of Electrical Engineering dell’Università di Tel Aviv in Israele ha proposto un nuovo approccio per questi radar costruiti per le auto a guida autonoma. Anziché sfruttare onde ad alta frequenza, che necessitano di dispositivi massicci e costosi, l’idea si basa sul principio di coerenza delle onde elettromagnetiche, che permette di sfruttare segnali a bassa frequenza per riuscire ad individuare anche oggetti piccoli e veloci, il tutto evitando il problema delle interferenze con altri veicoli e rendendo il dispositivo più piccolo.
Punto di forza di questa tecnologia è che può essere applicata ad auto con radar meno recenti senza necessità di grandi interventi di aggiornamento o sostituzione.

 

PoemPortrait: l’IA che ti dedica poesie

Basta fornire una parola e un selfie, l’algoritmo fa il resto. Una nuova esperienza interattiva, creata per rafforzare il legame creativo fra uomini e macchine, PoemPortrait è un nuovo servizio della piattaforma online Google Arts & Culture. Una volta entrati nel sito viene chiesto di donare una parola, che entrerà nell’enorme database di scritti estratti dalle opere dei più grandi poeti del XIX secolo. Oltre 25 milioni di parole che sono state usate per allenare delle reti neurali a comporre poesie. Fatto ciò, se si vuole, ci si potrà scattare un selfie e il testo del poema scritto per noi dalla macchina apparirà direttamente sul nostro volto.

“Le poesie possono essere sorprendentemente commoventi oppure, altre volte, prive di senso – ha spiegato Es Devlin, scenografa e collaboratrice del progetto – l’essenza di questo progetto è il modo profondamente umano in cui cerchiamo e troviamo una risonanza personale nel testo generato dalla macchina”.

 

PDK, la plastica del futuro completamente riciclabile

I polimeri che la compongono possono essere smontati e rimontati a livello molecolare senza perdere le loro caratteristiche. Uno dei problemi principali della plastica usata normalmente, in primis il PET, è la sua limitata riciclabilità, una ricerca potrebbe aver sintetizzato un nuovo tipo di plastica in grado di essere riciclata indefinitamente. Per donare ai polimeri, le lunghe molecole che compongono la plastica, caratteristiche particolari (resistenza al calore, durezza, elasticità) vengono aggiunti degli additivi che si legano alle molecole che li formano, i monomeri. Questo legame non è reversibile, quindi quando si ricicla la plastica questi agenti aggiuntivi rimangono, rendendo più difficile, se non impossibile, ottenere del materiale utilizzabile.
Una ricerca dell’U.S. Department of Energy’s Lawrence Berkeley National Laboratory ha sviluppato un nuovo tipo di plastica, chiamata PDK, polydiketoenamine, capace di liberarsi dagli additivi attraverso l’uso di particolari acidi. I monomeri, ripuliti, possono essere rifusi nuovamente in nuovi oggetti, la plastica ottenuta sarebbe come nuova, in questo modo potrebbe essere riciclata più e più volte.

La redazione
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