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Notizie dal futuro e dintorni – 20 aprile

20 aprile 2020 | Scritto da La redazione

Connessione uomo-macchina: ora le interfacce neurali durano più a lungo

Molti ricercatori stanno lavorando al modo per ottenere interfacce neurali stabili e durature. Alla Duke University potrebbero aver fatto un grande passo avanti in questa direzione. Le interfacce neurali sono impianti che si innestano chirurgicamente all’interno del cervello, piccolissimo elettrodi, più sottili di un capello, che carpiscono i segnali elettrici e traducendoli in dati. Il problema è che questi elettrodi vengono corrosi dal nostro organismo, portandoli a durare poco tempo e costringendoci a inserire nuovi impianti, quindi a svolgere nuove potenzialmente pericolose operazioni chirurgiche. Una ricerca della Duke University ha trovato il modo, tramite l’uso di silice, di costruire questi elettrodi rendendoli molto più duraturi. Nei test sugli animali questi impianti sono durati un anno continuando a funzionare senza problemi e i ricercatori stimano che potrebbero resistere senza problemi fino a 6 anni.

 

Intelligenza artificiale e ologrammi insieme per mantenere vive le testimonianze dell’olocausto

Mai prima d’ora gli storici hanno accesso a un così grande numero di dati, testimonianze e riferimenti culturali su grandi avvenimenti degli scorsi decenni. Alcune di queste testimonianze, però, rischiando di essere perdute. Non si tratta di documenti, di foto o manufatti, ma qualcosa di molto più prezioso, l’esperienza umana. Nasce così un progetto che raccoglie più di 55mila testimonianze di sopravvissuti all’olocausto tramite uno speciale sistema di registrazione capace di riprodurre un ologramma della persona anche quando questa non ci sarà più e che potrà conversare con i visitatori di musei e mostre raccontando la propria esperienza e rispondendo, grazie a un’intelligenza artificiale, alle domande del pubblico e mantenendo in vita il ricordo di quei giorni fatti di terribili drammi e di grandi speranze.

 

Scoperto un nuovo esopianeta simile alla Terra

Nella ricerca scientifica alle volte alcuni dati fondamentali possono passare inosservati, dati che nascondono un intero pianeta. Si tratta della scoperta fatta da un gruppo internazionale di scienziati che in alcuni vecchi dati del telescopio Kepler ha individuato i tasselli necessari per la scoperta. Il suo nome è Kepler-1649c, ed è un pianeta simile alla Terra per dimensioni e massa che orbita attorno a una nana rossa (Kepler-1649)capace di scaldare il pianeta quanto basta per permettere la presenza di acqua allo stato liquido. Per scoprire se davvero il pianeta possa essere abitabile bisognerà esplorarlo da vicino, ma per ora non è possibile, visto che si trova a 300 anni luce da noi, nei pressi della costellazione del Cigno.

 

Procedono i lavori per ITER, il progetto internazionale di fusione nucleare

È alta 17 metri e larga 9, pesa 320 tonnellate e ha la forma di una D. Si tratta della prima bobina magnetica che presto verrà consegnata a Cadarache, in Francia, presso il più grande centro di ricerca e sviluppo in Europa sull’energia nucleare. Quando verrà assemblata, assieme ad altre 9 gemelle, comporrà il cuore di ITER, il progetto internazionale che vede coinvolti Europa, Giappone, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Corea del Sud per sviluppare la tecnologia della fusione nucleare. Il progetto, costato 20 miliardi di euro, è il più grande impianto sperimentale al mondo finalizzato a dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica di riprodurre sulla Terra la stessa reazione che alimenta il Sole e le stelle per ottenere un’energia sicura, potenzialmente illimitata e rispettosa dell’ambiente. Fra i protagonisti di questo sforzo spicca anche l’Italia, che vede molte aziende coinvolte sia nella creazione delle bobine magnetiche come la prima in via di consegna, sia di altri apparati essenziali per il funzionamento dell’impianto.

 

La redazione
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