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Notizie dal futuro e dintorni – 25 maggio

25 maggio 2020 | Scritto da La redazione

La blockchain per accelerare la ricerca e proteggere i ricercatori

In questo periodo di emergenza abbiamo modo di osservare il faticoso processo di produzione scientifica a una velocità inimmaginabile fino a qualche mese fa, ma con nuovi standard nascono nuovi problemi a cui la tecnologia della blockchain potrebbe fornire una soluzione. Studi che normalmente avrebbero richiesto anni per percorrere la strada fra l’ottenimento dei fondi e la pubblicazione su una rivista scientifica ora vengono pubblicati in mesi, se non settimane, la burocrazia è stata ridotta all’osso e ricercatori di tutto il mondo stanno collaborando come mai prima d’ora per condividere i propri progressi nella lotta alla pandemia. Sorge però un problema, se prima l’attribuzione delle scoperte e la sicurezza dei dati venivano garantiti dagli istituti e dalle grandi riviste scientifiche, oggi c’è la preoccupazione di vedere la propria ricerca e i propri sforzi rubati da ricercatori con meno scrupoli e maggior fama di successo.
La blockchain, secondo uno studio del Vrije Universiteit Amsterdam, del Triall Foundatio, del Netherlands National Institute for Public Health and the Environment e del FutureLab, potrebbe garantire la sicurezza e la correttezza dei dati condivisi dagli scienziati, inoltre, permettere a chiunque di poter risalire al flusso di scoperte che porterà eventualmente alla scoperta di una cura o di un vaccino per il coronavirus, attribuendo in maniera corretta responsabilità e onori.

 

Questa maglia impedisce il riconoscimento facciale

Il riconoscimento facciale è una tecnologia ormai diffusissima, viene usata per sbloccare i nostri smartphone ma anche per fare sorveglianza durante eventi pubblici o manifestazioni. Sfuggire all’occhio digitale delle intelligenze artificiali è quasi impossibile, a meno che non indossiate una di queste maglie. Non è un prodotto in vendita ma è la creazione di un team di ricerca composto da ricercatori dell’Northeastern University, MIT e IBM. I colori e le forme apparentemente senza senso sono in realtà state create con il preciso scopo di non permettere alle tecnologie di riconoscimento facciale di identificare una faccia in quanto tale. Prima di mettere in atto il riscontro dei nostri tratti con un database alla ricerca della nostra identità, infatti, questi sistemi devono prima individuare una faccia, disegnando un quadrato, in gergo tecnico, “bounding box”, attorno a essa. Se l’algoritmo che guida il riconoscimento facciale non trova alcuna faccia non c’è alcun riconoscimento. Non aspettatevi di trovare questa maglia nei negozi di abbigliamento, lo scopo della ricerca, infatti, è quello di capire i limiti del riconoscimento facciale per poterlo perfezionare.

 

Il cane robot pastore

Li abbiamo visti fare balletti, acrobazie, e orientarsi in maniera autonoma, poi li abbiamo visti in uso sulle piattaforme petrolifere, supportare gli artificieri e ora sono pronti a entrare in azione anche nelle fattorie. Stiamo parlando degli Spotmini, i versatili robot della Boston Dynamics che ora, in un video promozionale, vengono utilizzati per monitorare i campi coltivati e per aiutare a gestire gli animali da pascolo.

 

Creato il prototipo di un occhio cyborg

Nel film di Salvadores “Nirvana” uno dei personaggi ha degli occhi cibernetici, nel capolavoro della letteratura cyberpunk “neuromante” la coprotagonista, Molly, ha sostituito i suoi occhi con impianti a specchio che le forniscono una vista migliore. Nel mondo della fantascienza da anni si immaginano occhi in grado di restituire la vista persa o di migliorarla, oggi, grazie a una ricerca della Hong Kong University of Science and Technology siamo un passo più vicini alla creazione di un occhio artificiale. Il prototipo di occhio cyborg che i ricercatori hanno sviluppato possiede una matrice di fotosensori microscopici all’interno di una membrana emisferica di ossido di alluminio che funge da retina, mentre fili formati da un metallo liquido replicano i nervi inviando segnali dei sensori a un processore esterno. In un certo senso questo occhio è persino superiore alla sua controparte organica, con tempi di risposta e recupero più rapidi. Futuri sviluppi permetteranno la creazione di occhi artificiali, ma ci vorrà molto ancora del tempo prima di riuscire a capire come comunicare i segnali visivi raccolti da un dispositivo di questo tipo al nostro cervello.

La redazione
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