Parlano di noi

Intelligenza artificiale nelle scuole: la situazione italiana secondo Cristina Pozzi

7 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

Il magazine della Fondazione Bruno Kessler ha dedicato un approfondimento all’insegnamento dell’IA nelle scuole; interpellata anche Cristina Pozzi, Ceo di Impactscool

In questi giorni la Cina ha annunciato che in 40 scuole del Paese verrà introdotto l’insegnamento dedicato all’IA, con un libro scolastico ad hoc: “Principi fondamentali dell’Intelligenza artificiale”.

“Il settore dell’AI sta affrontando una forte mancanza di professionalità disponibili. La pubblicazione del libro è una svolta perché porta l’intelligenza artificiale fuori dalla ‘torre d’avorio’ e diventa parte integrante della formazione degli studenti delle scuole superiori”, ha dichiarato Lin Dahua, docente della Chinese University of Hong Kong. Lo stesso governo cinese ha stimato che nei prossimi anni le professioni collegate all’Intelligenza artificiale cresceranno di 5 milioni di unità: anche per questo motivo la formazione dei più giovani diventa di fondamentale importanza.

Per quanto diversi Paesi negli ultimi anni abbiano sviluppato iniziative per avvicinare gli studenti a questo mondo, l’iniziativa cinese ha pochi rivali nel mondo per lungimiranza.

E in Italia, invece, a che punto siamo? Anche la Fondazione Bruno Kessler si è interrogata al riguardo e al tema ha dedicato un articolo, in cui compare anche il pensiero di Cristina Pozzi, Ceo di Impactscool:

“In Italia siamo ancora indietro sotto questo aspetto. Sono nati negli ultimi anni molti corsi sulla programmazione a tutti i livelli di età, ma sull’AI c’è poco. Stanno nascendo sempre più corsi di laurea o corsi di formazione offerti da enti formativi privati con corsi di 2 giorni o poco più. Questo significa però che per essere della partita o si è scelto un percorso tecnico e molto specifico, oppure si hanno i mezzi per accedere a una formazione professionale. In entrambi i casi restano fuori troppe persone rispetto alla portata della rivoluzione che abbiamo di fronte. Per quanto riguarda i giovani ad esempio abbiamo un problema di orientamento: spesso non hanno avuto contatti con questi mondi, non ne conoscono le applicazioni e finiscono per fare scelte di studi che non per forza sono strategiche e rispecchiano le proprie potenzialità. Per quanto riguarda invece coloro che sono già sul mondo del lavoro il problema è più complesso: da un lato molte PMI non hanno la conoscenza o i mezzi adeguati per attivarsi in questa direzione, dall’altro i dipendenti di aziende che adottano sistemi di AI sono a rischio di perdere il lavoro perchè sostituibile da sistemi automatici. La formazione deve quindi entrare nelle aziende e nelle scuole e, almeno a un livello base, essere il più possibile accessibile per tutti.”

Leggi l’articolo completo sul magazine di FBK.

La redazione
La redazione

leggi tutto