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Il Cambiamento climatico: un nuovo nemico per la viticoltura

27 marzo 2019 | Scritto da La redazione

La produzione di vino, importante risorsa economica e culturale per nostro Paese si trova di fronte a questo nuovo ostacolo: quali sono le soluzioni per il futuro?

Uno dei cambiamenti più significativi nella storia della viticoltura risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando i vitigni Europei vennero attaccati dalla fillossera, insetto proveniente da Oltreoceano che danneggiò gravemente le nostre piante. Il problema venne risolto grazie alla tecnica dell’innesto, sfruttando la resistenza dell’apparato radicale di alcune varietà di vite americana era possibile infatti innestare quelle europee aggirando il parassita.  Oggi, il nuovo nemico è rappresentato dal clima, problema che coinvolge interamente il nostro pianeta e che potrebbe avere conseguenze anche sulla produzione vinicola. Come stiamo affrontando questo cambiamento?

Cambiano le zone. Ogni anno il mercato vitivinicolo è sensibilmente influenzato dal clima. I grandi produttori di vino sono alla continua ricerca di nuove zone di produzione. Un esempio è rappresentato dalle cantine di Champagne che hanno ampliato l’area dedicata alla coltivazione di Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay, i vitigni usati per la realizzazione di questo metodo classico, fino al Sud dell’Inghilterra, con l’obiettivo di ritrovare il clima caratteristico del Nord della Francia degli anni ’70.
In Italia la coltivazione di vite si sta arrampicando sempre più in alto, in montagna e in collina, alla ricerca di temperature più moderate: ogni cento metri di quota il termometro segna un grado in meno, ma proseguendo in altitudine aumenta anche l’escursione termica tra il giorno e la notte, tra l’estate e l’inverno, fattore che non può essere sottovalutato.

Dalla parte del consumatore. In cantina, in enoteca o anche al supermercato possiamo leggere la dicitura “Classico” sulle etichette di alcune bottiglie. Si definisce Classico un vino fatto con uve provenienti dalla zona più antica e originaria di produzione. Oggi la migrazione verso nuove zone influenzerà notevolmente anche il mercato e la valenza che avrà questa dicitura nell’immaginario collettivo.
La zona originariamente dedicata alla produzione di un determinato vino a cui conferiva caratteristiche uniche, evocative e identitarie del vigneto situato in quel determinato luogo, cambierà notevolmente i propri tratti distintivi, non riuscendo più a ottenere gli stessi risultati del passato.

Il cambiamento climatico non influisce soltanto sul territorio, ma modificherà notevolmente il vino e i suoi sentori: così come cambieranno la vegetazione, il terreno e gli agenti atmosferici, si modificheranno i profumi, il colore e la corposità nel bicchiere.  Il futuro dell’enologia, dunque, sarà frutto dei cambiamenti che sta vivendo il nostro Pianeta. I risultati saranno vini corposi, alcolici, con molti zuccheri e minore acidità: non sempre sinonimi di grande eleganza.

Tecniche. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un’importante instabilità della produzione enologica, in alcuni casi estremamente limitata a causa di gravi fenomeni atmosferici: grandine, gelate e forti temporali che hanno danneggiato moltissimi vigneti, dimezzando così la produzione di vino. Altre annate sono state caratterizzate da temperature inaspettate che hanno portato a un aumento della produzione. Di fronte al contesto attuale, i produttori sono alla ricerca di nuove tecniche di coltivazione delle viti e nuove tecnologie, così da preservare le caratteristiche intrinseche dei vari vigneti nei luoghi d’origine.
Nel passato l’irrigazione delle piante di vite era vietata, oggi, invece, è prevista. Questa misura è diventata necessaria per evitare episodi di siccità, garantendo una quantità minima di produzione. In questo senso, viene rivolta un’attenzione particolare anche al passato, con il ritorno di tecniche antiche come la pergola veronese.
Per esempio, nella zona di produzione di Prosecco, che oggi rappresenta uno dei vini più venduti al mondo, sono state realizzate delle barriere verdi per proteggere i vigneti da vento e raggi solari, preservando così la freschezza e l’acidità che lo caratterizzano.

In futuro vendemmia anticipata. Uno studio, condotto dalla Fondazione Bruno Kessler, insieme alla Fondazione Edmund Mach e del Centro C3A congiunto con l’Università di Trento, ha evidenziato l’impatto dei cambiamenti climatici sulle fasi fenologiche di cinque varietà di vite in due periodi: 2021-2050 e 2071-2099. La ricerca indica che in futuro avremo un ciclo vegetativo più breve, un inizio anticipato e una durata più corta delle singole varie fasi di sviluppo, fino ad arrivare tra 80 anni ad una vendemmia anticipata di quattro settimane.

Opinioni discordanti. Non tutti però pensano che il cambiamento climatico sia un problema e uno svantaggio per la produzione di vino. Alcuni, come Luigi Moio, vignaiolo e docente di Enologia a Napoli non vedono alcun catastrofismo in tutto questo, affermando che “non si è mai prodotto tanto vino buono come ora. E si continuerà a farlo. Grazie alle conoscenze scientifiche degli ultimi 150 anni. Il problema sarà per i vitigni internazionali precoci: Merlot, Cabernet, Sauvignon, Syrah e altri. Per i nostri grandi rossi con vitigni autoctoni e tardivi si aprono opportunità straordinarie. E se la temperatura salirà ancora, abbiamo gli strumenti, viticoli ed enologici, per intervenire.”

I cambiamenti climatici, dunque, potrebbe portare anche alla scoperta di nuove tipologie di vino, a nuove tecniche di produzione e allo sviluppo di nuove tecnologie.

Come affronteremo questa nuova svolta nel settore vitivinicolo?

La redazione
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