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La “Cassaforte Globale dei Semi” è in pericolo

2 aprile 2019 | Scritto da Eleonora Cogo

La più grande banca dei semi al mondo rischia di essere compromessa dagli impatti dei cambiamenti climatici

Nelle viscere di una montagna, in una remota isola dell’arcipelago delle Svalbard, a metà strada tra le coste della Norvegia e il Polo Nord, si trova lo Svalbard Global Seed Vault, la più grande banca dei semi al mondo. Ideato per resistere nel tempo a disastri naturali o provocati dall’uomo, potrebbe essere a rischio proprio per i cambiamenti climatici.

 

Lo Svalbard Global Seed Vault. Inaugurato il 26 febbraio 2008, lo Svalbard Global Seed Vault fu creato per conservare copie di semi per conto di banche dei geni provenienti da tutto il mondo. Il sito fornisce quindi una sorta di servizio di back-up del patrimonio genetico custodito, da ripristinare in caso di perdite accidentali dovute per esempio ad una guerra o un grave di disastro, o semplicemente al malfunzionamento di un frigorifero.
Già nel 2015 c’è stato un primo caso di prelievo da parte di ICARDA, The International Centre for Agricultural Research in Dry Area, che, a causa del conflitto in corso, dovette abbandonare la sua sede ad Aleppo in Siria nella quale erano custoditi 150,000 campioni di semi di cereali, alimenti e mangimi. Fortunatamente, la maggior parte della collezione era custodita anche nel deposito delle Svalbard.

 

Il deposito si estende dentro la montagna. Alla fine di un tunnel lungo 120 metri, si trovano le stanze in cui vengono custoditi i semi. Questi ambienti vengono mantenuti ad una temperatura costante di -18°C e a bassi livelli di umidità, per garantire le condizioni ottimali per la massima longevità dei semi. Il permafrost e la roccia circostante, inoltre, assicurano che i campioni rimangano congelati anche in caso di blackout energetico.
Il sito ha la capacità di immagazzinare 2,5 miliardi di semi. Oggi ne contiene un milione, proveniente da quasi tutti i paesi del mondo. Contiene varietà uniche provenienti dall’Africa e dall’Asia come mais, riso, grano, fagiolo e sorgo, e varietà europee e sudamericane di melanzane, lattuga, orzo e patate. È la più diversificata collezione di semi e di colture alimentari al mondo.

 

Pericolo clima. Questo sito fu selezionato proprio per il clima freddo e la presenza di permafrost che lo rendeva un luogo ideale anche per contenere delle celle frigorifere sotterranee. Purtroppo, però, in Artico le temperature stanno salendo a ritmi allarmanti. La vicina Lonyearbyen si sta riscaldando più velocemente di ogni altra città del pianeta. Dall’inizio del secolo scorso si è registrato un aumento della temperatura di 3,7°C, più del triplo rispetto alla media globale di circa 1°C.
È quando emerge dal rapporto ‘Climate in Svalbard 2100’ commissionato dall’Agenzia Ambientale Norvegese, che sottolinea come la temperatura media potrebbe aumentare anche di 7-10ºC entro la fine del secolo. Il rapporto, inoltre, evidenzia che ci sarà un aumento delle precipitazioni annue del 46-65% e un accorciamento della stagione invernale, che potrebbero aumentare il rischio di erosione, valanghe e scioglimento del permafrost.
Fu proprio a causa di piogge molto intense, che un paio di anni fa scattò l’allarme al deposito per un’infiltrazione di acqua all’ingresso. L’acqua all’interno ghiacciò e fortunatamente non raggiunse il materiale depositato, ma l’incidente sollevò grande preoccupazione per la reale capacità del deposito di salvaguardare la preziosa diversità genetica delle sementi contenute.
Il governo norvegese mise subito in atto un piano di intervento per rendere il deposito più resiliente ad un clima più piovoso e caldo. Furono commissionati lavori per 100 milioni di NOK (circa 10 milioni di Euro) che prevedono la costruzione di un nuovo tunnel di accesso al sito in calcestruzzo impermeabile e la creazione di un edificio di servizio a parte che contenga tra le varie fonti di calore, anche un’unità di refrigerazione aggiuntiva.

 

Tra le maggiori preoccupazioni rimane lo scongelamento del permafrost, che potrebbe mettere a rischio la stabilità del terreno ghiacciato su cui è basata la struttura. Come evidenziato anche nell’ultimo rapporto di valutazione dell’IPCC, lo scioglimento del permafrost ha anche come effetto collaterale il rilascio di grandi quantità di metano in atmosfera, un potente gas ad effetto serra, che causerebbe quindi un ulteriore innalzamento della temperatura globale.
Un circolo vizioso pericoloso che si può interrompere solo riducendo con urgenza le emissioni di gas ad effetto serra causate da attività umane. Questo permetterebbe anche di lasciare all’asciutto e al sicuro la Cassaforte Globale dei Semi, l’unico back up esistente della diversità genetica alimentare al mondo che può garantire alle generazioni future un ancora di salvezza per gestire le sfide dei cambiamenti climatici e della crescita della popolazione mondiale.

Eleonora Cogo
Eleonora Cogo

Eleonora Cogo è Senior Scientific Manager presso la divisione Climate Simulation and Prediction a Bologna. Come membro della delegazione italiana partecipa ai negoziati ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che hanno portato all’Accordo di Parigi, dove negozia per l’Unione Europea.

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