Pianeta Terra e Spazio

Svelato il mistero di STEVE

30 aprile 2019 | Scritto da La redazione

STEVE è un particolare fenomeno atmosferico simile alle aurore. Riuscire a comprendere la dinamica di questi fenomeni ancora poco noti contribuirà a migliorare le performance di telecomunicazioni satellitari e del sistema GPS.

Se avete mai avuto l’occasione di viaggiare nel nord Europa (o in una qualsiasi zona a nord del circolo polare artico o a sud di quello antartico) probabilmente avrete avuto la fortuna di osservare quel magnificente spettacolo che sono le aurore boreali. Drappi di luce verde cangiante che danzano alti nel cielo. Occasionalmente, fra quei veli eterei, potreste aver fatto l’incontro con STEVE. Non si tratta di un abitante del luogo, ma di un fenomeno atmosferico scoperto recentemente, simile all’aurora ma allo stesso tempo profondamente diverso. Un gruppo di ricercatori ha svelato l’origine di queste particolari luci, contribuendo alla comprensione delle parti più alte della nostra atmosfera, zona che gioca un ruolo cruciale nelle telecomunicazioni e, in particolar modo, nel corretto funzionamento del sistema GPS.

L’acronimo STEVE sta per Strong Thermal Emission Velocity Enhancement, ma è anche una citazione del film per bambini “La gang del bosco” in cui gli animali decidono di chiamare una siepe, per loro oggetto sconosciuto e maestoso, appunto, Steve. Fino al 2016 questa diversa forma di luce boreale era sconosciuta, la sua scoperta è avvenuta grazie ad un gruppo di amatori, un caso da manuale di citizen science, in cui gruppi di non esperti forniscono dati per studiare un fenomeno.

A differenze delle aurore, STEVE è un fascio luminoso tendente al rosso, con al seguito una serie di fasci di un verde intenso, chiamati picket fence, staccionata. Il processo che genera le aurore è ben conosciuto, il vento solare composto da particelle cariche – elettroni e protoni – viene convogliato ai poli dal campo magnetico terrestre, dove precipita verso l’alta atmosfera ed eccita le molecole di ossigeno e azoto, facendole illuminare. Per STEVE il processo vede nella sua origine sempre il vento solare, ma in questo caso non c’è alcuna precipitazione di particelle cariche. Flussi di plasma ad altissima quota si riscaldano per attrito, arrivando a toccare i 3000°c, ed emettono la tipica luce rossa, un po’ come succede ai filamenti di tungesteno nelle vecchie lampadine a incandescenza. I fasci di luce verde che accompagnano STEVE, invece, nascono secondo lo stesso processo delle aurore ma riescono a spingersi molto più a sud.

La redazione
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