Robotica e AI

Usare i droni per salvare delle vite

29 maggio 2019 | Scritto da La redazione

Il progetto dell’iniziativa UAV Retina promette di creare una piattaforma di gestione per situazioni d’emergenza, grazie anche all’intelligenza artificiale

Cercare persone disperse o monitorare incendi sono attività pericolose e dispendiose in termini di tempo e risorse, per questo gestirle al meglio è fondamentale per la riuscita delle operazioni di soccorso. Per queste ragioni nasce UAV RETINA, iniziativa europea promossa e finanziata da EIT Digital nell’ambito dell’area di innovazione sulle Digital Cities, che si concluderà alla fine di quest’anno con il coordinamento dell’Università di Rennes (Francia) e la partecipazione della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

“Una start up – spiega Fabio Poiesi, ricercatore dell’Unità Tecnologie della Visione della Fondazione Bruno Kessler – per sviluppare una piattaforma autonoma e flessibile dedicata alle operazioni di ricerca e soccorso, in particolare per il supporto ai Vigili del Fuoco o alla Protezione Civile in operazioni che vanno dalla ricerca di persone al soccorso da valanga, e al ritrovamento di ordigni esplosivi improvvisati”.

Droni intelligenti. I droni forniscono il mezzo per portare in posizioni vantaggiose sensori di vario tipo, da semplici telecamere a sensori termici per individuare superstiti o dispersi. Ogni operatore può controllare più dispositivi in contemporanea e ciascun drone ottimizza gli spostamenti, sorvolando l’area di interesse nel minor tempo possibile e con il minor consumo di batterie. I ricercatori, inoltre, si stanno occupando del rilevamento automatico e in tempo reale della presenza di persone, attraverso immagini termiche che vengono trasmesse dal drone all’operatore durante la missione di soccorso. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, con un algoritmo per l’elaborazione delle immagini che funzionerà in una modalità di continuo apprendimento: l’intelligenza artificiale avrà un miglioramento costante in precisione e accuratezza grazie agli input dell’operatore, per una collaborazione uomo-macchina da manuale.

“I nostri algoritmi – prosegue Poiesi – mettono in evidenza elementi di interesse che potrebbero essere, appunto, le persone disperse e quindi permettono di fare un’analisi di queste immagini in maniera più efficace e quindi più veloce. Immaginiamoci il vigile del fuoco con il suo tablet che riceve il video dal drone e interagisce con le zone di interesse all’interno della mappa: il nostro algoritmo imparerà quali sono gli elementi di interesse per l’operatore così che la volta successiva permetterà un’analisi molto più accurata e focalizzata”.

La redazione
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