Scienza e Medicina

Le nuove protesi: sensibilità e controllo

10 settembre 2019 | Scritto da La redazione

Il feedback che il nostro stesso corpo ci dà è fondamentale per permetterci di muoverci in maniera naturale e agile, una protesi di nuova concezione è in grado di restituire questa capacità.

La propriocezione (o cinestesia) è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli. Inoltre, ha un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento. Chi perde un arto spesso continua ad avere la sensazione che quell’arto ci sia ancora, è la cosiddetta sindrome dell’arto fantasma, una sorta di cortocircuito dei neuroni addetti alla propriocezione che può portare anche a dolori cronici. Uno studio internazionale coordinato dal Politecnico federale di Zurigo, Eth, con il contributo di Silvestro Micera della Scuola Sant’Anna di Pisa e del Politecnico di Losanna, Epfl, ha sperimentato un tipo di protesi in grado di restituire agli amputati non solo un maggiore controllo, in questo caso della gamba prostetica, ma anche un abbozzo di propriocezione.

 

Interfaccia uomo-macchina. La protesi all’avanguardia contiene uno speciale sistema in grado di ricevere segnali dalla pianta del piede e dal ginocchio artificiali, che vengono inviati direttamente ad un nervo della gamba attraverso un impianto di stimolazione intraneurale. I segnali decodificati nel “linguaggio” dei sensi umani, restituisce alla persona non solo un certo controllo sul movimento, garantendo una deambulazione corretta, ma anche quella sensazione di feedback che diamo tanto per scontata.

 

L’acchiappa arti fantasma. Uno degli aspetti secondari di questo tipo di tecnologia è la possibilità di stimolare il nervo reciso: in questo modo, affermano i ricercatori dello studio, è stato possibile in un solo mese ridurre drasticamente il dolore fantasma. La sensazione di avere ancora il proprio arto, inoltre, veniva sostituita da quella di sentire la protesi come parte del proprio corpo.

 

Prossimi passi. La sperimentazione è stata un successo e ora il team di ricerca sta concentrando i suoi sforzi per rendere l’impianto wireless. La protesi installata sui pazienti della sperimentazione era infatti collegata ai nervi tramite dei cavi installata chirurgicamente nelle loro gambe, un’operazione invasiva e che richiede un costante controllo medico. Un dispositivo senza fili, una sorta di peacemaker, potrebbe essere una soluzione decisamente più attuabile e confortevole per i futuri pazienti.

 

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La redazione
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