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Astronauti sotto ghiaccio: l’ibernazione per i viaggi spaziali

6 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

I viaggi spaziali di lunga durata potrebbero richiedere lo sviluppo della tecnologia dell’ibernazione per poter essere effettuati, ne abbiamo parlato con Matteo Cerri, esperto sul tema.

Il freddo è qualcosa che l’uomo teme da sempre, dagli albori della storia l’uomo ha cercato modi per difendersi dal gelo che penetra nelle ossa. Abbiamo scoperto il fuoco, creato abiti, case e sistemi di riscaldamento per sfuggirgli e oggi, che difficilmente lo temiamo, stiamo imparando a domarlo e a usarlo a nostro beneficio. È del mese scorso la notizia del primo caso di animazione sospesa ottenuta tramite ibernazione per rallentare il metabolismo di una persona e salvargli la vita. In ambito medico, però, non si tratta dell’unico in cui questa tecnica potrebbe rivelarsi fondamentale. L’esplorazione dello spazio potrebbe trarre grandi benefici dall’ibernazione: per capire quali ne abbiamo parlato con Matteo Cerri, medico, ricercatore in fisiologia ed esperto di ibernazione.

 

Astronauti on the rocks. I viaggi spaziale del futuro saranno lunghi, molto lunghi. Per raggiungere Marte ci vogliono all’incirca 7 mesi, per andare oltre i tempi si dilatano esponenzialmente, per andare su Giove ci vogliono fino a 6 anni. Con le attuali tecnologie, viaggi del genere richiederebbero la costruzione di astronavi complesse e capaci di ospitare in maniera confortevole un equipaggio e tutto il necessario per la loro sopravvivenza. A questo va aggiungersi il fatto che lo spazio è permeato da radiazioni, una permanenza troppo prolungata senza un’adeguata protezione potrebbe essere letale per i futuri viaggiatori dello spazio.

La soluzione potrebbe essere proprio l’ibernazione: se riuscissimo a scoprire la formula per rallentare esponenzialmente il metabolismo umano potremmo mandare astronauti in sonno profondo per lunghi viaggi, risvegliandoli poi una volta giunti a destinazione. Sembra uno scenario di fantascienza ma diversi studi confermano che potrebbe essere una strada percorribile. L’ESA, agenzia spaziale europea, ha recentemente pubblicato uno studio che suggerisce che ibernare l’equipaggio potrebbe essere la soluzione: avrebbe effetti benefici sulla salute, proteggerebbe gli astronauti dalle radiazioni, migliorerebbe l’efficienza degli spazi della nave spaziale e di conseguenza ridurrebbe i costi.

 

Matteo Cerri è dottore di ricerca in neurofisiologia e ricercatore in fisiologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, nonché esperto di ibernazione, tema che ha trattato nel suo ultimo libro “La cura del freddo”. Anche secondo lui l’ibernazione potrebbe essere la soluzione ai viaggi spaziali di lunga durata e non solo.

 

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La redazione
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