Cambiamento climatico e ambiente

Micromobilità sostenibile: risorsa o rischio?

6 novembre 2019 | Scritto da La redazione

Gli e-Scooter, croce e delizia di molti cittadini, sono sempre più diffusi e vengono proposti come l’alternativa green ai mezzi di trasporto tradizionale. Sarà questo il futuro della mobilità urbana? Se lo è chiesto anche Antoine Auriol, campione mondiale di Kitesurf KPWT e nuovo video-contributor di Impactscool

A Torino un uomo ha ricevuto una multa da oltre 1000 euro perché alla guida di un e-Scooter senza targa, patente e libretto: il Comandante dei vigili urbani, infatti, avrebbe diramato una circolare nella quale ha stabilito che i monopattini con velocità superiore a 6 km orari andrebbero equiparati ai ciclomotori.

Non è il primo caso, e probabilmente non sarà l’ultimo, in cui la mancanza di una regolamentazione chiara e condivisa sull’utilizzo di questi mezzi porta a un ampio proliferare di ordinanze, circolari e altre toppe legislative che portano confusione tra gli utenti e le amministrazioni. Fra impatto ambientale, legislazione e mobilità, questi mezzi di trasporto stanno cambiando il modo di spostarsi in città o sono solo una moda passeggera? Se lo chiede anche il nostro nuovo Ambassador e Contributor Antoine Auriol che ha realizzato un video tra le vie di El Puerto de Santa Maria, in Spagna, per raccontare questo nuovo modo di vivere la mobilità urbana.

 

C’è un regolamento? In tutta Italia, dal 12 luglio, esiste un decreto che regolamenta tutti questi mezzi chiamati di micromobilità, dai monopattini elettrici ai segway passando per gli hoverboard, stabilendo chi può circolare, dove può farlo e in quale modo. Il problema nasce quando questa regolamentazione deve essere implementata dai comuni, che hanno tempo fino al luglio 2020 per integrarla con delle linee guida sulla gestione di questi veicoli. C’è chi si è già mosso, come molti comuni del nord Italia, e altri invece che devono ancora recepire e mettere in pratica una regolamentazione sperimentale comunale, che metta alla prova le necessità e i doveri di chi fa uso di questi mezzi.

 

All’estero. L’incertezza sul ruolo nella mobilità cittadina di questi mezzi non è solo italiana. A Singapore, a seguito di diversi incidenti, anche mortali, è stato vietato completamente l’utilizzo di questi veicoli sui marciapiedi, in caso di contravvenzione si rischiano 2000 $ di multa o addirittura 3 mesi di reclusione. A Parigi, invece, dove si è assistito a una vera e propria proliferazione di compagnie che offrono i servizi di sharing, portando la capitale francese ad avere più di 15mila e-scooter sparsi per le sue strade, è da poco entrato in vigore un regolamento che chiarisce chi può guidare questi monopattini, come, in che zone e con quali limitazioni.

 

L’impatto ambientale. Uno dei motivi che ha portato alla larga diffusione degli e-scooter riguarda l’aspetto ambientale. In questo periodo di cambiamenti climatici c’è una sempre maggiore sensibilità verso l’emergenza climatica e gli e-Scooter vengono venduti come un’alternativa ecologica alle automobili in città. Ma è davvero così? Uno studio della North Carolina State University ha provato a verificare il vero impatto ambientale degli e-scooter, prendendo in considerazione l’elettricità usata per ricaricarli (che non necessariamente deriva da fonti rinnovabili), la CO2 generata nei processi di produzione e, soprattutto, quella emessa dai mezzi utilizzati per portare gli scooter alle stazioni di ricarica e per ridistribuirli in città.

Le stime indicano che per ogni miglio percorso (1.6 km) vengono emessi 202 grammi di CO2, di cui il 50% deriva dalla produzione dei mezzi e il 43% dal ritiro e redistribuzione degli scooter fatta con veicoli più inquinanti. Rispetto alle automobili, quindi, c’è comunque un risparmio – ogni miglio percorso in auto equivale a circa 414 grammi di CO2 emessa – ma è decisamente poco rispetto a mezzi meno impattanti: un miglio in autobus emette solo 82 grammi di CO2, uno in bicicletta addirittura solo 8 grammi. Resta quest’ultimo il mezzo di trasporto più ecosostenibile, in attesa che le aziende che offrono servizi di sharing per la micromobilità elettrica elaborino strategie e sviluppino tecnologie per ridurne l’impatto.

 

Antoine Auriol, il nuovo video-contributor di Impactscool. Gli scooter elettrici, in ogni caso, stanno modificando il modo in cui ci spostiamo in città, ma sarà questo il futuro della mobilità? Se lo è chiesto Antoine Auriol, nostro nuovo video-contributor. Antoine, nato in Francia 33 anni fa in una famiglia di sportivi, è da sempre appassionato di sport non inquinanti a stretto contatto con la natura. All’età di 15 anni entra nella top 5 francese nella disciplina del trampolino elastico e poco dopo conosce il windsurf, che lo porterà a diventare Campione d’Europa a 19 anni. Nel 2004 scopre la passione per il kitesurf, sport che combina acrobazie in acqua, ginnastica e creatività, diventando campione del mondo Kitesurf KPWT nel 2010. Nel 2014 ha inizio la sua carriera televisiva, girando documentari in tutto il mondo e incontrando persone che migliorano la qualità della loro vita senza compromettere l’ambiente. In Italia l’ultimo programma che lo ha visto protagonista è L’ecologista vagabondo, in onda su laF (Sky 135). Parla cinque lingue, suona il pianoforte, la chitarra e realizza video su YouTube per condividere la sua passione per la vita e in cui racconta il suo rapporto con la natura.

 

 

Proprio per questo suo interesse per le tematiche ambientali e il futuro del pianeta, Antoine ha deciso di sposare la causa di Impactscool e di diventare un nostro ambassador e video-contributor. Nella prima clip di questa collaborazione, esplorando il lungo mare di El Puerto de Santa Maria, in Spagna, si pone le nostre stesse domande e le pone anche al pubblico: quale sarà il ruolo dei veicoli come gli e-Scooter o e-skate nella mobilità urbana?

La redazione
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