20 minuti dal futuro

Il futuro del lavoro, i lavori del futuro

24 giugno 2020 | Scritto da La redazione

Come sta cambiando il mondo del lavoro? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Mari, già professore ordinario di Storia della filosofia dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente della rivista «Iride. Filosofia e discussione pubblica»

Uno studio di qualche anno fa del World Economic Forum sosteneva che il 65% dei bambini che oggi sono in età da scuola elementare da grande farà una professione che oggi non esiste ancora. Nonostante non sia recentissimo, questo dato fotografa molto bene il cambiamento che sta attraversando il mondo del lavoro, che sta vivendo una vera e proprio rivoluzione dovuta sia allo sviluppo e alla diffusione di nuove tecnologie ma anche grazie all’introduzione di nuovi processi e modi di intendere e vivere il lavoro.
Ne abbiamo parlato nel corso della diretta di “20 minuti dal futuro” con Giovanni Mari, già professore ordinario di Storia della filosofia dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente della rivista «Iride. Filosofia e discussione pubblica».

 

Lavoro e libertà. L’intervista è partita dall’attualità e da un nuovo modo di lavorare, che è stato definito smart, di cui la recente pandemia ha favorito la diffusione: “Lo smartworking può favorire la libertà solo se il lavoro viene organizzato in un certo modo”. Il binomio lavoro/libertà è particolarmente caro a Mari che è autore del libro “Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale”. “Nel mio libro – ci ha spiegato – ho cercato di porre all’attenzione quello che ritengo l’aspetto principale e il senso del lavoro: i motivi per cui una persona lavora e si appassiona a quello che fa, sentendosi autorealizzata. Si tratta di aspetti umani e antropologici, che vanno analizzati indipendentemente da salario, produttività, economia. Idealmente il lavoro dovrebbe essere scelto e non solamente fatto per necessità”.
Cosa cambia, dunque, con lo smartworking? “Se con questo termine – ci spiega Mari – intendiamo un lavoro organizzato in modo diverso, sulla base di obiettivi da definire insieme e non solo assegnati, allora già si inizia ad avere un’idea diversa e più libera di lavoro, sviluppato responsabilmente secondo i propri tempi e le modalità che preferisci”.

 

Lavoro e tecnologia. “La tecnologia nella storia del lavoro, ma più in generale dell’umanità, – ci ha detto Mari – richiede un’organizzazione e non solo una tecnica. Possiamo dividere questa storia in due grandi fasi: una prima in cui la tecnologia ha liberato il corpo dalla fatica del lavoro: la schiavitù non è finita solamente o principalmente per un fatto etico ma anche perché lo schiavo era più costoso delle macchine con cui poteva essere sostituito. Con l’automazione degli anni ’50 del secolo scorso, abbiamo portato al massimo questa liberazione del corpo dalla fatica.
Ma con la rivoluzione informatica non è più solo il corpo ad essere aiutato dalla macchina, è la mente: si tratta di tecnologie che si sviluppano nell’economia della conoscenza e dell’informazione. Nella misura in cui la macchina aiuta in questo processo si aprono una serie di problemi diversi. […] L’uomo può finire in una condizione su subalternità nei confronti della macchina e può quasi essere controllato da essa, uno degli aspetti principali del lato oscuro del digitale.

 

E per il futuro? Guarda l’intervista completa a Giovanni Mari sul canale Youtube di Impactscool.

La redazione
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