20 minuti dal futuro

Il mondo del volontariato dopo il nuovo coronavirus

16 aprile 2020 | Scritto da La redazione

Questo il tema della settima puntata di “20 minuti nel futuro” con Johnny Dotti, imprenditore sociale, pedagogista e docente universitario

Per questa nuova puntata di 20 minuti nel futuro ci siamo tuffati nel mondo del non profit e della cooperazione, settori particolarmente sollecitati in questo periodo riguardo cui è interessante riflettere sul loro presente e futuro. Ospite della diretta è Johnny Dotti, imprenditore sociale, pedagogista e docente universitario, a moderare l’intervista, oltre a Thomas Ducato, direttore di Impactscool Magazine, anche Luca Tiraboschi, Future Activist di Impactscool.

 

L’intervista. Il mondo del terzo settore nel momento del Coronavirus sta vivendo “situazioni di grande affaticamento e grande generosità – ha raccontato Dotti – è molto polarizzata la vicenda. Da una parte grande difficoltà, penso a chi sta in cassa integrazione e altre situazioni difficili, dall’altra molta buona volontà, capacità di supplire e di essere realtà sussidiarie vere”. Quello che appare è che è evidente che “c’è bisogno di soggetti, realtà e figure che cuciano il territorio e rendano le relazioni di cura, educative, di attenzione, di assistenza, non soltanto legate all’emergenza ma anche alla quotidianità”.

Situazioni come quella odierna sono un vero e proprio campo di prova per organizzazioni che lavorano nel campo dell’assistenza e della solidarietà, che possono migliorare la propria azione imparando da ciò che stiamo vivendo per ottenere nuova linfa: “noi non riusciamo a vivere separati, a pensare separati, a generare un senso separati – ha spiegato Dotti – questa situazione ci ha reso evidente che la separazione non si può reggere per lungo tempo, per me questa è un’eredità dal punto di vista culturale, sociologico, antropologico, forse può arrivare un tempo in cui cominciamo a riconnettere cose che nello scorso secolo abbiamo separato: prassi dalla teoria, tecnica e significato, azione e contemplazione, bisogna riconnettere le cose”.

Lo stop alla scuola forse potrebbe essere un momento di riflessione di cui c’era bisogno, secondo Dotti, infatti “siamo chiamati a rigenerare le forme educative, trovo assurdo che finito tutto torniamo in quelle scatole in cui pensiamo di insegnare, questo è un tempo che ci indica che  forse servono forme educative più evolute, non solo aprendosi alla tecnologia ma anche a forme di autoorganizzazione, forme più personalizzate, a forme in cui il rapporto con la natura appartiene al momento dell’apprendimento”.

 

Guarda il resto dell’intervista qui:

 

La redazione
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