Big Data

Hacking Covid-19: affrontare il nuovo Coronavirus grazie ai dati

15 aprile 2020 | Scritto da La redazione

Un gruppo di cittadini, nato da un’iniziativa spontanea, ha deciso di raccogliere e analizzare i molti dati che abbiamo sulla Pandemia

Numero dei contagi, dei guariti, dei decessi, dei tamponi effettuati.
Numeri.
Durante queste settimane di emergenza ne sentiamo in continuazione e, come con un bollettino di guerra, aspettiamo con ansia il resoconto della Protezione Civile per averne di nuovi e più aggiornati.
Ma quale valore hanno? Abbiamo realmente gli strumenti per capirli e utilizzarli per affrontare al meglio l’emergenza del nuovo Coronovirus? Se lo è chiesto un gruppo di cittadini che, in modo libero e spontaneo, ha dato vita ad Hacking Covid-19 con l’obiettivo di mettere a fattor comune tutte le informazioni di cui disponiamo, analizzarle, ordinarle, aggregarle ed estrarne valore. Perché lo studio e una corretta interpretazione dei dati, non solo in situazioni di emergenza, sono fondamentali per prendere decisioni più consapevoli e informate.

 

Gli effetti del Lockdown. La quarantena e la chiusura forzata di fabbriche e attività commerciale sta mettendo a dura prova il nostro tessuto economico e sociale. Quello che in molti si chiedono è: sta funzionando? Il periodo di incubazione del virus, infatti, non permette di avere risposte immediate e non è sempre facile percepire il calo nei contagi ascoltando i numeri quotidiani senza possibilità di raffronto. Per questo il gruppo Hacking Covid-19 si è soffermato su questo aspetto, rappresentando graficamente il tasso di crescita del contagio ed evidenziando una netta diminuzione della curva in seguito alle misure adottate.

 

Penetrazione del test: differenze regionali e tra Paesi. Ma i numeri non sono tutti uguali: vanno esaminati in relazione a una serie di fattori che cambiano in modo sostanziale a seconda dei Paesi e anche delle singole Regioni italiane. Secondo uno studio dell’Imperial College, per esempio, si stima che in Italia ci siano circa 6 milioni di persone già positive. Perché? Semplificando, possiamo dire che più test vengono effettuati e più possibilità abbiamo di trovare casi positivi. Allo stesso tempo, con più contagiati individuati il numero di persone gravi in percentuale sarà inferiore, così come il tasso di mortalità.
Ecco perché, normalizzando i dati delle diverse Regioni, confrontandole cioè applicando a tutte una stessa proporzione di test effettuati, il numero di casi positivi nel nostro Paese potrebbe essere molto più alto. Questa, però, non è una cattiva notizia: stando a questo calcolo, infatti, il tasso di mortalità scenderebbe, attestandosi tra il 2-3% in modo più omogeno rispetto alle diverse aree territoriali.

 

Verso la Fase2: obiettivo convivere con il virus. L’effetto delle politiche di lockdown ha permesso di contenere la diffusione del contagio: una misura per prendere tempo e organizzarci, per poter affrontare un periodo di convivenza con il virus, in attesa di un vaccino. Va proprio in questa direzione la tanto attesa Fase2 annunciata dal Governo. Gli esempi e i modelli a livello internazionale già ci sono: in Corea del Sud il picco è passato e ora i virus viene gestito, nei suoi alti e bassi, anche grazie al supporto della tecnologia che permette il tracciamento dei contagi.
Cosa ci si auspica per il futuro? Di riuscire a fare tesoro dei moltissimi dati di cui disponiamo, di essere in grado di interpretarli correttamente e di fornire anche ai cittadini tutte le informazioni per comprendere l’evoluzione dell’emergenza.
Perché i “semplici” numeri, così come spesso ci vengono raccontati, da soli non bastano.

 

La redazione
La redazione

leggi tutto