Cambiamento climatico e ambiente

Attraversare il polo Sud per stimare l’innalzamento del livello del mare

6 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

Una squadra di ricercatori francesi e italiani percorrerà più di 1300 km nella gelida piana antartica per raccogliere dati sull’innalzamento del mare

Dal 5 dicembre 2019 al 25 gennaio 2020 un gruppo di ricercatori tenterà un’impresa tanto pericolosa quanto importante: attraverseranno 1318 km di ghiaccio e neve fra andata e ritorno per raccogliere dati sullo scioglimento dei ghiacci polari. Organizzata dall’Istituto Polare Francese, IPEV, con la collaborazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, PNRA, la spedizione partirà dalla stazione italo francese Concordia in direzione Polo Sud, al fine di stimare l’aumento del livello dei mari attraverso lo studio degli archivi climatici, ovvero delle “carote” di neve estratte dal plateau dell’Antartide.

 

L’importanza dell’Antartide per la crisi climatica. L’Antartide gioca un ruolo importante nella questione climatica: da un lato, essendo un ambiente estrema dai delicati equilibri, potrebbe soffrire di più i mutamenti causati dal riscaldamento globale, dall’altra questi stessi mutamenti potrebbero portare a un aggravarsi della situazione a livello planetario. Lo scioglimento dei ghiacci antartici, che a differenza di quelli del polo Nord poggiano su un vero e proprio continente, sarebbe uno dei maggiori fattori dell’innalzamento del livello del mare. Uno scioglimento accelerato della calotta polare è già stato rilevato dalla comunità scientifica, soprattutto nelle zone costiere, ma secondo alcuni modelli di circolazione atmosferica il riscaldamento potrebbe essere accompagnato anche da precipitazioni più intense sul continente bianco. Se questa ipotesi fosse vera allora il contributo all’innalzamento dei mari da parte dei ghiacci antartici potrebbe essere meno impattante del previsto.

 

La spedizione cercherà di verificare questa ipotesi andando a misurare con precisione l’accumulo di neve in una delle zone più estreme del pianeta, con temperature che si aggireranno fra i -25°c e -45°c. Il tragitto sarà compiuto grazie a un convoglio di mezzi pesanti che percorrerà in 50 giorni 1318 km ad un ritmo di 8 km/h. In ogni tappa gli scienziati preleveranno campioni di neve e carote di ghiaccio e realizzeranno dei profili radar per studiare la sovrapposizione dei vari strati di neve. Saranno inoltre installati anche strumenti automatizzati (stazioni meteorologiche, stazioni GPS e stazioni sismiche), per poter ottenere una registrazione dell’andamento stagionale del ghiaccio e delle precipitazioni nei diversi siti visitati. Queste misure al suolo saranno poi correlate con i dati da satellite e completate da studi di laboratorio.

La redazione
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