Cambiamento climatico e ambiente

Dai satelliti al mare: prevedere i danni degli sversamenti di petrolio

7 aprile 2020 | Scritto da La redazione

Una nuova ricerca sfrutta i dati della costellazione satellitare Copernicus per indicare con precisione dove e quando una chiazza di petrolio dispersa in mare colpirà la costa

Nell’ottobre 2018, il battello “Ulysse” speronò per errore lo scafo della portacontainer “Virginia”, che era ancorata in acque internazionali al largo della punta settentrionale della Corsica, un’area nota per le sue spiagge e per le sue acque incontaminate. 530 metri cubi di carburante fuoriuscirono dai serbatoi della nave Virginia attraverso una breccia di diversi metri, minacciando l’ambiente marino e le aree costiere interessate. In 36 ore, la chiazza di petrolio occupava un’area di 35 km.

Incidenti di questo tipo capitano, purtroppo, in maniera costante in tutto il mondo, da casi “ridotti” come quello dell’Ulysse a eventi catastrofici come il disastro ambientale nel Golfo del Messico della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, nel 2010. Riuscire a prevedere il comportamento delle chiazze di petrolio e quindi quando arriveranno sui litorali è fondamentale per organizzare gli interventi di salvataggio per limitare i danni ambientali oltre che economici.

 

Uno studio, condotto dai ricercatori della Fondazione CMCC e REMPEC, il Centro regionale di coordinamento e controllo per la prevenzione e la lotta all’inquinamento nel Mediterraneo, basato sul caso concreto dello sversamento della Ulysse nel 2018 al largo della Corsica, dimostra l’efficacia del modello di dispersione degli inquinanti chiamato MEDSLIK-II, che fa ampio uso di dati satellitari per prevedere il comportamento della chiazza.

 

Un occhio dall’alto. Le previsioni di correnti, vento, onde e temperatura della superficie marina sono essenziali per predire lo spostamento e il destino della chiazza di petrolio. “Utilizzando i set di dati oceanografici e atmosferici forniti dal Copernicus Marine Environment Monitoring Service (CMEMS) – spiega Svitlana Liubartseva, ricercatrice presso la Fondazione CMCC e primo autore dello studio – e dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), siamo in grado di realizzare previsioni della dispersione degli inquinanti in mare. L’alta risoluzione dei dati CMEMS, che arriva a circa 4 km, ci ha permesso di prevedere con buona approssimazione il dove e il quando il greggio avrebbe raggiunto il litorale”. Copernicus è una rete di satelliti di monitoraggio ambientale lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea e voluta dalla Commissione europea.

I ricercatori della Fondazione sono ora al lavoro per migliorare ulteriormente la capacità predittiva dei processi di trasformazione e dispersione dell’olio in mare. Da un lato, è necessario migliorare la risoluzione dei modelli, rendendo la loro griglia sempre più fine. Dall’altra parte, è necessario studiare un maggior numero di eventi reali di sversamento per ottenere previsioni migliori.

La redazione
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