Cambiamento climatico e ambiente

Dissesto idrogeologico, un occhio dall’alto per monitorare la situazione

17 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

Il nostro Paese è tristemente noto per le problematiche legate al dissesto idrogeologico, un nuovo approccio che usa dati satellitari potrebbe garantire una maggiore sicurezza al territorio

L’Italia è un Paese dal territorio fragile, Il 91,1% dei comuni italiani sorge in un’area con un notevole rischio di dissesto idrogeologico e oltre il 16% del territorio nazionale ha una pericolosità da frana medio-alta. L’abbiamo visto troppe volte nei telegiornali, frane e smottamenti che, inseguito a piogge abbondanti, travolgono strade, ponti, centri abitati. Oltre 7 milioni di italiani risiedono in zone vulnerabili, ma in potenza il numero potrebbe essere più alto. Questi dati, pubblicati dall’ISPRA, tracciano uno scenario preoccupante, e con l’aggravarsi della crisi climatica e quindi con l’aumento di fenomeni meteorologici estremi, in particolare le alluvioni, la situazione potrebbe peggiorare. Affrontare il problema del dissesto idrogeologico in Italia non è un’operazione facile, ma un primo passo utile è stato svolto da ENEA in collaborazione con l’agenzia spaziale italiana con il progetto CosmoSkyMed.

 

Una popolazione a rischio. Dal 2000 a oggi in Italia hanno perso la vita 438 persone a causa di incidenti legati al dissesto idrogeologico. Lo scorso anno frane e inondazioni hanno causato nel nostro Paese 38 morti, 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e persone che hanno perso la propria abitazione in 134 comuni, distribuiti in 19 regioni. Le Regioni più duramente colpite sono quelle meridionali. In particolare, Sicilia e Calabria. Oltre ad operazione di messa in sicurezza delle zone più a rischio è fondamentale riuscire a monitorare in maniera capillare queste aree, per questo è preso il via il progetto CosmoSkyMed.

 

CosmoSkyMed è un progetto realizzato da ENEA in collaborazione con l’azienda Planetek Italia che sfrutta la rete di satelliti dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) per monitorare dall’alto le condizioni idrogeologiche del territorio di Altolìa, in provincia di Messina. Grazie alle più avanzate tecnologie satellitari, sarà possibile individuare nuove frane e tenere sotto osservazione quelle esistenti, inoltre, sfruttando segnali radar si potranno ottenere, ogni 30 giorni, immagini ad alta definizione del territorio (5 metri), rilevando movimenti franosi anche millimetrici ed eventuali ‘anomalie’ su edifici, ponti e viadotti.

“In questo modo – spiega Francesco Immordino, ricercatore ENEA – saremo in grado di capire se qualcosa è cambiato nell’intervallo di tempo tra le diverse acquisizioni satellitari e di verificare e misurare con estrema accuratezza le deformazioni del terreno provocate da frane, eruzioni vulcaniche e terremoti. Ma non solo. Infatti, l’utilizzo dei dati satellitari garantirà l’abbattimento dei costi di controllo del territorio e un’efficace azione di monitoraggio delle aree a rischio che permetterà all’amministrazione comunale di mettere in atto misure preventive di salvaguardia”.

Quello di Altolìa è solo un primo passo, se il modello dovesse funzionare verrà utilizzato anche in tutto il comune di Messina e in quello di Niscemi, in Sicilia, per poi poter diventare uno standard per il monitoraggio del dissesto idrogeologico in tutto il nostro Paese.

La redazione
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