Città e Trasporti

Dall’algoritmo contro i ritardi al biohacking: come le tecnologie cambiano il trasporto pubblico

24 luglio 2018 | Scritto da La redazione

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo 9 persone su 10 respirano aria inquinata e sono circa 7 milioni l’anno le morti dovute a questa causa. Nonostante negli ultimi anni non manchino segnali incoraggianti, soprattutto grazie a una diffusione sempre maggiore delle energie rinnovabili, la situazione dell’aria del nostro pianeta rimane preoccupante.
Tra le principali fonti di inquinamento c’è il settore dei trasporti e le cause sono molteplici: le abitudini dei cittadini, che faticano a lasciare in garage le loro auto, la mancanza in molte città di piste ciclabili, l’assenza o l’inefficienza di servizi di car sharing e, infine, il malfunzionamento del trasporto pubblico. Qui l’Italia tra ritardi, mezzi obsoleti e un’offerta non sempre all’altezza, fatica a stare al passo con gli altri Paesi europei.  Ma la tecnologia potrebbe dare una mano all’intero settore, offrendo non solo nuovi autobus a emissioni zero, ma anche tecnologie in grado di migliorare sensibilmente i servizi.

 

L’algoritmo che ci salva dai ritardi.

Tra i limiti della rete di trasporto pubblico (italiana ma non solo) si annoverano anche i continui ritardi. Quante volte, per esempio, ci è capitato di aspettare per decine di minuti il nostro autobus per poi vederne arrivare due nello stesso preciso momento? Il fenomeno è conosciuto come “bus bunching“, raggruppamento di autobus, e potrebbe essere risolto monitorando i percorsi e dando istruzioni in tempo reale ai conducenti. Ne sono convinti alla Pennsylvania State University, dove un team di ricercatori sta studiando una soluzione a questo problema, combinando la localizzazione dei bus a degli algoritmi di controllo. Il “bus bunching”, secondo la ricerca, è causato da alcuni “incidenti di percorso” dei mezzi nel loro tragitto quotidiano, che provocano una reazione a catena. Per un bus, infatti, è impossibile recuperare il ritardo accumulato: se arriva più tardi del previsto alla fermata, infatti, aumenta il numero di passeggeri in attesa. Questo lo rallenta ulteriormente, accelerando al contrario il mezzo che segue che avrà un carico più leggero e giungerà a destinazione prima del previsto. Ne risulta un tempo di attesa più lungo per gli utenti e un rischio maggiore che i bus arrivino contemporaneamente alla fermata.
La strategia messa a punto dai ricercatori statunitensi collega, in modo figurato, gli autobus con degli elastici: gli algoritmi, infatti, possono essere utilizzati per fornire istruzioni agli autisti, invitandoli a rallentare o ad accelerare nel caso di necessità, evitando così i raggruppamenti.

 

Biglietti dimenticati e biohacker vittoriosi

È capitato almeno una volta a tutti i passeggeri abituali di autobus e metro di accorgersi, una volta saliti a bordo o arrivati ai tornelli, di essere senza il proprio abbonamento. E a quel punto si è costretti a mettersi in coda in biglietteria o in tabacchino, per evitare “oltre al danno la beffa” di una multa salata. Ma nel prossimo futuro questo rischio potrebbe essere scongiurato dal biohacking. A Sydney il biohacker Meow-Ludo Disco Gamma Meow-Meow, nell’agosto 2017 era stato multato di 220$ da un controllore dei mezzi pubblici della città australiana perché senza biglietto. In realtà, però, l’uomo aveva un regolare abbonamento ma non poteva esibirlo, perché impiantato sottopelle, e ha presentato ricorso. La sua battaglia si è chiusa a giugno, con una sentenza destinata a fare la storia: il giudice, infatti, ha revocato la multa al biohacker, riconoscendo la validità del suo abbonamento e, in qualche modo, il suo status di “cyborg”. L’uomo sarà costretto a pagare ugualmente i circa 1.000 $ di spese legali ma ha visto la sentenza come una vera e propria vittoria personale, dedicata a tutti i biohacker del mondo.

 

Verso autobus elettrici a guida autonoma

Quello che fino a qualche anno poteva sembrare solo uno scenario fantascientifico, oggi è sempre più vicino a diventare realtà. Non solo colossi come Uber e Tesla stanno sognando e testando auto autonome, ma anche Ratp, l’azienda di trasporto pubblico di Parigi, sta investendo su questa tecnologia. È stata attivata nella capitale francese, infatti, una navetta elettrica e completamente autonoma, che copre il tragitto fra la stazione metropolitana e il parco pubblico a est della città. Il veicolo è dotato di sensori in grado di percepire ogni tipo di movimento, anche la caduta di una foglia. L’esperimento, ha scritto il quotidiano Le Monde, consente sia di testare la sicurezza del nuovo sistema sia di capire in che modo il pubblico si approcci a un veicolo senza guidatore. La navetta, prodotta dalla società francese Easymile, ha sei posti ed è attiva gratuitamente dal venerdì alla domenica, dalle 10 alle 20.
L’azienda francese non è nuova a questo tipo di test: nel 2016 sul ponte Charles de Gaulle, infatti, era stato messo a disposizione un altro piccolo bus autonomo. Il mezzo era stato utilizzato da oltre 30mila viaggiatori, un vero e proprio successo che ha spinto la società a replicare l’esperimento, in attesa di avere la tecnologia e le giuste garanzie di sicurezza per proporre autobus autonomi anche per tratti più lunghi e complessi.

Forse siamo davvero all’alba di una rivoluzione del trasporto pubblico, che potrebbe essere accolta con grande entusiasmo non solo dai cittadini ma anche dal nostro pianeta.

La redazione
La redazione

leggi tutto