Città e Trasporti

Smart City: la sfida (vinta) di Barcellona

11 settembre 2018 | Scritto da La redazione

Esempio positivo di come una smart city a misura di cittadino sia possibile, Barcellona si è dotata di un’”assessora all’innovazione” per far funzionare le cose. Si tratta di Francesca Bria, economista italiana, che crede nel potere dei dati, ma prima ancora in quello della democrazia.

La promessa è quella di avere infrastrutture, servizi per i cittadini, trasporti e opere sempre più tecnologiche, sempre più connesse. La sfida è quella di fornire tutto ciò nel modo più intelligente ed ecologico possibile. La realtà delle smart cities si sta conquistando sempre più spazio nei nostri quotidiani – ma di cosa si tratta esattamente?

Sistemi automatici per ridurre i consumi, strade in grado di raccogliere ed elaborare dati per prevenire incidenti e dare una svolta al traffico, edifici più vivibili e soprattutto più sicuri, anche da eventi come terremoti o alluvioni: l’avanzamento spettacolare delle tecnologie degli ultimi anni rende questo scenario non solo auspicato, ma sempre più verosimile.

Non mancano certo le voci contrarie: Bruce Sterling, guru della letteratura sci-fi, in un articolo pubblicato da The Atlantic pochi mesi fa metteva in guardia dai pericoli di queste città (non troppo) intelligenti, a cominciare dal rischio di ritrovarsi con strutture remunerative per le aziende tecnologiche che le producono ma, a conti fatti, del tutto inutili per i cittadini che le devono abitare.

“La smart city del futuro sarà internet, il cloud, e un sacco di altri gadget messi in campo dalle amministrazioni comunali, per lo più con lo scopo di rendere le città più attraenti per il capitale. – spiega Sterling nel saggio – Quando questo sarà fatto bene, aumenterà l’influenza delle città più attente e ambiziose, facendo apparire i sindaci più degni di essere eletti. Quando sarà fatto male, somiglierà molto alle logore carcasse delle precedenti ondate d’innovazione urbana, come ferrovie, linee elettriche, autostrade e oleodotti. Ci saranno anche effetti collaterali e contraccolpi negativi che neanche il più saggio degli urbanisti potrebbe prevedere”.

Ma c’è anche chi, invece, vuole scommettere su un futuro più roseo per le smart cities e i loro cittadini: a cominciare dall’amministrazione cittadina di Barcellona.

Nel 2015 l’attivista Ada Colau è stata eletta sindaca della città catalana: democrazia partecipata e rivoluzione dal basso sono state le componenti fondamentali del suo successo, e continuano a essere una parte importante della sua attività politica. Tanto che al soldo dell’amministrazione cittadina c’è una squadra di programmatori e sviluppatori con lo scopo di creare strumenti tecnologici a forte spinta democratica: il loro lavoro consiste soprattutto nel concepire, e realizzare, una città che sia sempre più a servizio dei cittadini, piuttosto che il contrario.

Francesca Bria, Chief Technology and Digital Innovation Officer di Barcellona

Si parte da una piattaforma di condivisione digitale, Decim, che in lingua catalana significa “noi decidiamo”, attraverso cui i cittadini possono interagire con il governo come in un social network: tutti possono proporre idee e cambiamenti, discutere apertamente, votare. “Stiamo sperimentando un ibrido di democrazia partecipativa online e offline. Abbiamo utilizzato Decidim per creare l’agenda del governo: oltre il 70% delle proposte proviene direttamente dai cittadini. A proporle sono state oltre 40.000 persone. E molti altri cittadini sono stati coinvolti in assemblee e consultazioni collettive offline”. A dirlo è l’economista italiana Francesca Bria, arruolata dalla Colau con il visionario ruolo di Chief Technology and Digital Innovation Officer: una sorta di “assessora all’innovazione” di Barcellona. E il suo obiettivo è quello di ribaltare il paradigma che fino ad ora ha costituito la base su cui le smart cities erano costruite, ovvero quello di costruire tecnologie in grado di estrapolare i dati con cui far funzionare la città. Bria, invece, è fermamente convinta che la direzione da prendere sia un’altra: “Oltre il 90% dei dati che oggi raccogliamo nelle città non esistevano fino a tre anni fa. E questo è solo l’inizio: il 5G, l’Internet of Things, l’Intelligenza artificiale sono i primi passi per una vera rivoluzione, quella che è stata chiamata l’industria 4.0. Vogliamo passare da un modello di capitalismo di sorveglianza, in cui i dati sono opachi e non trasparenti, a un modello in cui i cittadini stessi possono possedere i propri dati”.

Di questo concetto di smart city, in grado di trasformare per il meglio il paesaggio tecnologico delle moderne città, Francesca Bria ha scritto, insieme al marito Evgeny Morozov, nel libro “Ripensare la smart city” pubblicato in Italia da Codice edizioni. Bria e Morozov sono stati ospiti, lo scorso 5 settembre, del Festival della Letteratura di Mantova, dove hanno presentato il libro in dialogo con il giornalista Luca De Biase.

La redazione
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