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La prima sinapsi artificiale capace di “imparare”

16 giugno 2020 | Scritto da La redazione

È il risultato di una ricerca che vede fra i protagonisti anche l’Italia

Una ricerca pubblicata su Nature descrive la prima sinapsi artificiale bioibrida in grado di interfacciarsi con i neuroni in maniera attiva. Il risultato, frutto dello sforzo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dell’Università di Stanford e dell’Università Tecnica di Eindhoven, è un primato eccezionale che apre la strada verso una migliore connessione fra l’uomo e le macchine, nuovi strumenti per curare le malattie degenerative e nuovi sviluppi per le reti neurali. Le sinapsi si occupano di trasportare i segnali elettrochimici fra due neuroni, nella ricerca il il segnale parte da un gruppo di neuroni di topo in grado di trasmettere il  neurotrasmettitore dopamina e arriva a un microchip capace di attivarsi – come un vero neurone – dopo la ricezione di una certa quantità di dopamina, e, sopratutto di tenere conto della dopamina ricevuta. 

“Questo secondo meccanismo è simile all’apprendimento, perché fa in modo che ai neuroni che comunicano maggiormente tra loro, magari perché sono due concetti che abbiamo associato nella nostra memoria – ha spiegato Francesca Santoro, ricercatrice all’IIT, diventi più facile comunicare ancora di più, rinsaldando la connessione”. Esistono già dei chip utilizzati per impianti cerebrali, ad esempio quelli  usati nella deep brain stimulation, una tecnica utilizzata per curare i sintomi di alcune malattie come il Parkinson. “Ma quelli sono chip che, per quanto utili, sono “stupidi” – ha continuato la ricercatrice – ovvero non possono interagire davvero con i neuroni, reagendo agli stimoli che i neuroni emettono. Questa sinapsi bioibrida, invece, permetterà a un circuito – in plastica e non in silicio, e quindi più flessibile e biocompatibile – di rimpiazzare dei neuroni danneggiati”. 

La strada da percorrere è ancora tanta, le sinapsi artificiali sono ancora troppo grandi per trovare un utilizzo reale, ma la ricerca procede verso la miniaturizzazione e le prospettive sono tantissime.

 

Fonte.

La redazione
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