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Africtivistes, la rivoluzione dell’Africa che parte dal web

2 agosto 2018 | Scritto da La redazione

Da tre anni un gruppo di coraggiosi attivisti sfida le regole del web per portare un nuovo concetto di democrazia nei Paesi del continente africano. Com’è fatta la rivoluzione dei “pionieri africani del social web”.

Ha preso il via nel 2015 ed è la prima del suo genere in Africa: la rete di blogger Africtivistes si è presentata al mondo con un summit a Dakar nel dicembre di tre anni fa con l’intento di riunire cyberattivisti da 35 Stati di tutto il continente. Democrazia partecipativa, cittadinanza attiva, trasparenza elettorale e impegno civico sono le parole d’ordine del progetto. “La ricchezza della nostra generazione è che siamo individui per metà digitali: un po’ reali, un po’ virtuali. Ma la nostra parte virtuale sta diventando più reale di quella reale. Questo perché passiamo sempre più tempo su internet, la maggior parte delle nostre azioni si svolge in rete” ha spiegato recentemente in un’intervista per Internazionale Cheikh Fall, trentacinquenne senegalese. Noto in rete con lo pseudonimo cyper007, Fall conta un seguito di circa 60mila persone su Twitter ed è uno dei fondatori di Africtivistes. Si era già fatto conoscere nella blogosfera africana qualche anno fa, quando aveva ideato la campagna #sunu2012, un sistema di monitoraggio delle elezioni senegalesi da parte degli stessi cittadini.

Per rinnovare il proprio impegno per la causa e per ridiscuterne i confini, questi “pionieri africani del social web”, come li definisce lo stesso Fall, si sono riuniti per un secondo summit, il 22 e 23 giugno scorsi a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, radunando un pubblico di oltre 200 attivisti provenienti da tutta l’Africa, ma anche da Haiti e dalla Spagna. L’outcome, secondo i partecipanti, è stato importante, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le autorità: se fino a un passato molto recente gli attivisti erano fortemente contrastati dai governi dei diversi Paesi, ora le cose stanno lentamente migliorando. Certo, la strada è ancora lunga, come spiega ancora Fall: “All’epoca alcuni dei nostri erano in carcere e diversi partecipanti, al ritorno in patria dopo il forum, sono stati perseguitati e costretti all’esilio. A Ouagadougou, invece, la cerimonia inaugurale è stata addirittura presieduta dal presidente burkinabé Roch Marc Christian Kaboré”.

Nel frattempo, però, gli attivisti hanno capito quali sono i temi da mettere al centro del dibattito: corruzione politica e trasparenza nelle elezioni sono sicuramente molto sentiti in ogni angolo del continente, e proprio grazie a internet i giovani stanno trovando una voce con cui chiedere ai propri rappresentati politici una maggiore responsabilità e consapevolezza dei veri bisogni dei cittadini.
La sfida, allora, è quella di trovare interlocutori politici adeguati tra le fila di coloro che popolano la blogosfera del continente africano. Con questo obiettivo, la rete di Africtivistes ha creato uno strumento di formazione digitale gratuita, rivolta a utenti web, comunicatori, giornalisti, blogger. Il progetto, chiamato Afrique Media Cybersécurité, fino ad oggi ha coinvolto circa 500 persone in 10 paesi dell’Africa occidentale: l’obiettivo è dotare i partecipanti delle conoscenze e degli strumenti di sicurezza informatica necessari per utilizzare al meglio le nuove tecnologie e riuscire ad aggirare la censura. “Abbiamo scelto di stare dalla parte della popolazione. Se la nostra attività di blogger è recepita dai governi come un’opposizione politica quando, in realtà, non facciamo politica attiva, allora vuol dire che c’è un problema”.

Forse è prematuro pensare a una rivoluzione nei paesi dell’Africa Subsahariana portata avanti a colpi di post su Facebook, ma è innegabile che questa nuova ondata di attivismo cibernetico nella blogosfera africana abbia un grandissimo potenziale: “Prima i cittadini per far sentire la propria voce avevano bisogno di un leader che li rappresentasse, oggi non ce n’è più bisogno.” – continua Fall – “Perfino un venditore di arachidi può catturare un’immagine e montarci attorno una causa che diventa virale sui social”.

Reinventare un futuro per l’Africa, e farlo partendo proprio dagli strumenti che la rivoluzione sta mettendo a disposizione di tutti, è compito dei più giovani, secondo Fall: “Altrimenti succederà come durante la rivoluzione industriale: in Africa siamo rimasti a guardare gli altri e oggi abbiamo dei minerali preziosi che non riusciamo a sfruttare per il nostro benessere. Oggi non siamo in grado di costruire un aereo, o un aeroporto, perché all’epoca non abbiamo acquisito le competenze necessarie, lasciando fare ad altri e restando semplici utilizzatori e consumatori”.

La redazione
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