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Anonimato informatico: rischio o necessità?

30 ottobre 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Dopo la proposta di legge di un deputato di Italia Viva si è acceso il dibattito sull’anonimato online

Luigi Marattin è un deputato di Italia Viva che ha proposto una legge che vuole negare l’anonimato online. Non è la prima volta che nasce una discussione su questo tema, e se da un lato si sente la necessità di trovare una soluzione alla questione degli insulti online e della diffusione di fake news con scopi politici o che bersagliano minoranze di vario genere, dall’altro l’anonimato online è ancora troppo importante per garantire non solo la libertà d’espressione ma anche la sicurezza delle persone. Una soluzione per uscire da questa impasse potrebbe trovarsi nelle iniziative come “Chi odia paga” o “Odiare ti costa” che forniscono assistenza legale a chi è vittima di insulti e diffamazioni online.

 

L’importanza dell’anonimato. Ad oggi sulle piattaforme social la possibilità di nascondere la propria identità dietro uno pseudonimo è importante per diversi motivi, primo fra tutti la sicurezza. La possibilità di poter esprimere liberamente la propria opinione o di poter testimoniare eventi di corruzione o ancora di poter parlare liberamente di fatti su cui persiste ancora uno stigma sociale, come ad esempio per le comunità LGBTQ, alle volte è possibile solo attraverso pseudonimi. Lo stesso vale per giornalisti, informatori o rifugiati politici, il poter far sentire la propria voce e al contempo mantenere l’anonimato è troppo importante per rinunciarci.

 

Problemi tecnici. Pur non considerando queste questioni di natura etica ci sono dei limiti anche dal punto di vista tecnico. La politica ha potere solo in ambito territoriale, non potrebbe averne su un’entità multiterritoriale come lo è un social network. Nulla, infatti, vieterebbe ad un disinformatore proveniente da un altro paese di diffondere false notizie in un altro paese, uno scenario già accaduto con, ad esempio, la questione degli hacker russi.

 

Una possibile soluzione. Per quanto cercare di mettere in pratica politiche dette di “true name”, ovvero che costringano a creare un legame unico fra identità offline e online, sia come minimo difficoltoso, resta la necessità di trovare soluzioni all’odio online e alla diffusione di fake news. Se per quest’ultimo caso non esiste una ricetta se non quella lenta e faticosa dello spingere le persone a coltivare uno spirito critico così da sviluppare un sistema immunitario contro la disinformazione, per quanto riguarda la diffamazione via social stanno nascendo diverse iniziative che offrono sostegno e assistenza legale a chi è vittima di episodi di odio online, come “Chi odia paga”.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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