Future Society

Con cosa brinderemo nel 2050?

2 gennaio 2019 | Scritto da La redazione

Il cambiamento climatico è destinato a stravolgere anche il mondo dei vini: che gusto avrà lo spumante tra trent’anni?

Se anche voi avete festeggiato l’arrivo del nuovo anno con il tradizionale bicchiere di spumante, preparatevi: il vino com’è oggi è destinato a cambiare per sempre.

Colpa, innanzitutto, del riscaldamento globale che sta inesorabilmente stravolgendo il volto delle terre coltivate, comprese quelle coinvolte nella produzione vitivinicola. Questo è quanto emerge da uno studio pubblicato da Nature pochi mesi fa, in cui si sottolinea che, anche se gli Accordi di Parigi fossero rispettati, nuove temperature ed eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, forti precipitazioni e siccità, metteranno a rischio le varietà di vite che consumiamo. Secondo lo studio, sarà necessaria una stretta collaborazione tra coltivatori e ricercatori per lo sviluppo di vitigni capaci di adattarsi ai mutamenti climatici.

Ma il cambiamento è in parte già in atto: “Viviamo tra gli estremi opposti – ha spiegato Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco – la vendemmia 2017, tra gelate, grandine e bombe d’acqua, è stata disastrosa, con il 54% in meno di uva raccolta, record negativo dal Dopoguerra. Invece nel 2018 le temperature alte hanno fatto lievitare la produzione del 30% sulla media degli ultimi dieci anni. Le eccezioni che capitavano un paio di volte al secolo ora si susseguono. Ecco perché non bisogna più perdere tempo”. Per correre ai ripari, infatti, il team di Zanella ha scelto di affidarsi agli ultimi ritrovati della tecnologia: da qualche mese la produzione della vigna è supportata da una macchina, poco più grande di un campo da tennis, che lava e asciuga l’uva. Un investimento da 4 milioni di euro, destinato a rendere i vini migliori.

Ma l’eccellenza italiana non è l’unica a essere preoccupata: durante l’ultima edizione del Merano WineFestival di Helmuth Köcher, Lee Hannah, climatologo americano di Conservation International, è stato più che chiaro al riguardo: “Le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia, vedranno diminuire le aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050”.

Gli fa eco il sommelier Andrea Gori, che spiega: “Nel 2050 i rossi potrebbero essere più robusti, molto alcolici, più amari perché i tannini non matureranno bene. Vini così potrebbero piacere più agli asiatici che agli europei”.

Ma c’è anche chi ha deciso di cogliere l’opportunità lanciata da questo clima impazzito mettendo al centro della produzione la sostenibilità: sono tantissimi i produttori che, in tutto il mondo, stanno convertendo le proprie cantine a un’impronta rigorosamente green, smarcandosi dalle produzioni tradizionali. Le loro storie sono finite in un libro, Wine Revolution, scritto dalla critica della rivista britannica Decanter Jane Anson, che ha deciso di raccontare le vite di vignaioli che “riducono le emissioni, non usano pesticidi, piantano siepi per incoraggiare la biodiversità, usano vitigni autoctoni e, preservando la terra, donano vini per felicità condivise”.

La redazione
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