Big Data

Blockchain: a che punto siamo?  

3 gennaio 2019 | Scritto da Nicholas Chilese

Dopo molte parole e speculazioni il frammentato e complesso mondo della Blockchain inizia a prendere forma attraverso collaborazioni d’impresa, progetti pilota e accordi internazionali. 

In tempi recenti si è fatto un gran parlare della blockchain, principalmente come tema ombra del famoso bitcoin; ma proprio in essa sta la rivoluzionaria tecnologia che ha tra le potenziali applicazioni la gestione delle filiere distributive, l’IoT, il voto elettronico e la sanità. Le peculiarità di questa tecnologia la rendono infatti estremamente versatile e duttile ma anche molto complessa sia livello di implementazione operativa che di inquadramento giuridico.
Al di là di un’iniziale reticenza di imprese e istituzioni iniziano ad essere molte oggi le iniziative private e pubbliche riguardanti la blockchain sebbene per lo più si tratti di progetti a livello sperimentale.

Secondo i dati del report “Blockchain for business” delle Casaleggio Associati uscito a metà novembre nel 2017 il mercato della blockchain globale ha raggiunto quota 339,5 milioni di dollari con una previsione per il 2021 a quota 2,3 miliardi.
Netta la predominanza delle applicazioni in ambito finanziario con un’incidenza del 60,5%, al secondo posto ma molto staccato il settore manifatturiero con una quota del 17,6%. Secondo le stime altri i settori che nei prossimi anni vedranno ampio uso di “registri distribuiti” sono il comparto media e comunicazioni e il settore pubblico.
Ad attrarre gli investimenti dell’impresa è la versatilità dello strumento che può portare rilevanti benefici economici e non solo come ad esempio: diminuzione di costi per infrastrutture, tracciabilità e trasparenza, incremento di revenue, riduzione dei rischi, creazione di nuove opportunità di business e possibilità di essere più focalizzati sul cliente.

Il mercato che ha investito maggiormente in soluzioni blockchain è quello statunitense e si stima possa arrivare a 4,2 miliardi di dollari nel 2022. Mentre l’Europa, seconda area geografica per investimento, potrebbe passare dai 400 milioni di dollari del 2017 ai 3,5 miliardi nel 2022.

Interessante il dato riguardo il reddito generato da prodotti e servizi erogati tramite blockchain che entro il 2027 potrebbe corrispondere al 10% del Pil mondiale.

Il maggior grado di maturità di questa tecnologia, come espresso nei report, è sicuramente nel comparto finanziario. Dove si sono formate organizzazioni come “R3”, un consorzio internazionale di oltre cento banche finalizzato allo studio e alla realizzazione di progetti basati su Distributed Ledger Technologies (DLT), ossia quelle tecnologie che come la blockchain permettono di distribuire il controllo di dati tra più soggetti. Anche in Italia alcune banche iniziano a studiare l’utilizzo della blockchain per applicazioni concrete. Tra queste Intesa Sanpaolo che, come conferma il capo della sezione fintech management, insieme ad altri istituti esteri, è pronta a testare nuovi metodi per rendere più efficienti e trasparenti le operazioni interbancarie.

Ma non sono solo le imprese a muovere i primi passi verso l’applicazione della Blockchain in modo concreto. L’Unione Europea nel quadro del programma Horizon 2020 ha infatti lanciato a giugno “Blockchains for social good” un bando aperto a tutti della durata di un anno. Il premio mette a disposizione cinque premi da un milione di euro ciascuno che verranno assegnati ai progetti che meglio sapranno conciliare la tecnologia in oggetto con una funzionalità sociale positiva come iniziative di economia collaborativa, democrazia partecipativa o sviluppo del fair trade.

Un’altra iniziativa di carattere Europeo è la dichiarazione congiunta sullo sviluppo della Blockchain che ha sottoscritto anche l’Italia, assieme agli altri Paesi dell’Europa meridionale riuniti nel MED7, Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo.

Nel documento firmato in una recente riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles una dichiarazione di consapevolezza riguardo le potenzialità dello strumento e di intenti riguardo una collaborazione finalizzata all’applicazione dello stesso. Oltre all’impegno sul dare seguito all’appuntamento con ricerca e condivisione delle migliori pratiche da adottare.

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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