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Doping e antidoping: una lotta all’ultima tecnologia

22 gennaio 2020 | Scritto da La redazione

Il binomio sport-tecnologia si sta rivelando vincente, anche nella lotta contro il doping

Nel mondo dello sport la tecnologia gioca un ruolo sempre più importante, in moltissimi sensi: dall’allenamento e preparazione degli atleti all’organizzazione dei grandi eventi, passando per l’analisi delle performance. È naturale quindi che anche la questione del doping coinvolga sempre più spesso la tecnologia: nuovi metodi vengono sviluppati per riuscire a identificare, rapidamente e con sicurezza, la presenza di sostanze nel corpo degli atleti, di pari passo, però, nascono nuove forme di doping, come quello tecnologico.

 

Il doping tecnologico. Durante le Olimpiadi del 2008 fece la sua comparsa, nelle discipline del nuoto, la LZR suit, un costume tecnico di nuova concezione. La sua composizione permetteva agli atleti di nuotare più agevolmente, diminuendo la resistenza dell’acqua e quindi garantendo performance migliori. 23 dei 25 record del mondo che sono stati infranti, nella disciplina, quell’anno, sono stati fatti da atleti che indossavano questa tuta. La federazione internazionale del nuoto ha bandito l’uso di questi costumi, considerati una vera e propria forma di “doping tecnologico”, ovvero la pratica di ottenere un vantaggio competitivo utilizzando attrezzature sportive all’avanguardia.

 

Nuovi metodi. Rispetto al doping tradizionale è, chiaramente, una problematica più opinabile e, soprattutto, non genera rischi per gli atleti come alcune sostanze dopanti, che rimangono un problema serio nelle competizioni di qualsiasi livello. Per questo è fondamentale sviluppare nuovi metodi per individuarle rapidamente e in maniera sicura, al posto dell’analisi del sangue o delle urine diverse ricerche stanno sviluppando metodi che utilizzino tamponi orali o l’analisi del respiro, tecnologie che una volta perfezionate renderanno la lotta al doping più economica, gestibile e più sicura.

 

L’antidoping del futuro. Veloce, pratico, miniaturizzato, sicuro. Uno dei rischi maggiori nell’analisi alla ricerca di sostanze dopanti sono i falsi positivi. Per analizzare le urine, ad esempio, è necessario trasportare i campioni fino a un centro analisi, un tragitto in cui possono avvenire destabilizzazioni e modifiche dei liquidi nelle provette. In questa direzione si sta muovendo un gruppo di ricerca del Pharmaco-Toxicological Analysis Laboratory presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna che ha ottenuto un nuovo finanziamento dalla World Anti-Doping Agency (WADA) per condurre ricerche avanzate nel campo delle analisi antidoping, attraverso innovativi campioni miniaturizzati.

“Limitare i falsi negativi e aumentare l’affidabilità dei protocolli di analisi è l’obiettivo di questo nuovo progetto internazionale realizzato in collaborazione con la World Anti-Doping Agency – ha spiegato la professoressa Laura Mercolini, che coordina il gruppo di ricerca – siamo convinti che le nuove strategie su cui stiamo lavorando possano rappresentare un punto di svolta a livello mondiale per la comunità scientifica che si occupa di anti-doping”.

“Il campionamento miniaturizzato renderebbe più semplice ottenere campioni affidabili, con notevoli benefici per gli atleti, minori costi e notevoli vantaggi dal punto di vista logistico – ha confermato Roberto Mandrioli, docente al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna e co-applicant del progetto – inoltre, può consentire di offrire controlli anti-doping sicuri a una platea di atleti più ampia, raggiungendo anche aree geograficamente remote”.

La redazione
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