Future Society

Il futuro del km 0 è sotterraneo e rinnovabile

20 maggio 2020 | Scritto da La redazione

Growing Underground è un’azienda agricola che si trova sotto le strade del sud-ovest di Londra, alimentata da energia rinnovabile, un segnale di come potrebbe essere in futuro l'agricoltura sostenibile

Nel sottosuolo di Londra, nel quartiere di Clapham Town, c’è un’azienda agricola che rifornisce il quartiere di verdure fresche a km 0. Letteralmente. I clienti infatti si trovano pochi metri sopra le vasche idroponiche in cui crescono le piante. Si chiama Growing Underground e produce vegetali a foglia per i ristoranti e i piccoli commercianti del quartiere dal 2015. La piccola azienda è un esempio di come potrebbe trasformarsi in futuro la produzione di cibo, azzerando i costi di trasporto e aumentando l’efficienza degli spazi, il tutto in piena sostenibilità.

 

Colture idroponiche antiaeree. Richard Ballard and Steven Dring, i due fondatori dell’azienda, hanno fatto una scommessa, riuscire ad avviare una produzione che sia sostenibile economicamente e dal punto di vista ambientale. Dopo 3 anni di lavoro pare che la loro sia stata una scelta vincente. La “fattoria”, se così vogliamo chiamarla, si estende all’interno di un vecchio bunker anti-raid aerei della Seconda guerra mondiale e ospita su diversi livelli vasche per la coltura idroponica dove crescono rigogliosi cespi di insalata.
L’idroponica è una tecnica che si conosce da decenni, ma è con l’avvento delle luci al LED che si è riuscito a renderla davvero sostenibile, aumentando notevolmente il livello di produttività e rendendo economicamente fattibile un’impresa del genere. Non solo, modificando lo spettro luminoso dei LED è possibile variare le qualità organolettiche delle piante: gli amidi e gli zuccheri si sviluppano in maniera diversa a seconda del tipo di luce.

Sostenibilità su tutti i fronti. Una produzione di questo tipo punta tutto sulla sostenibilità: la temperatura dell’ambiente viene regolata dal calore emesso dai LED e mantenuta costante dal fatto di trovarsi sottoterra; la poca elettricità necessaria a far funzionare il sistema viene prodotta completamente da pannelli solari. Ma in una filiera alimentare questa, in ambito di emissioni, è solo la punta dell’iceberg. Un approccio di questo tipo elimina alla radice alcuni fattori d’inquinamento: non essendoci suolo non c’è rilascio di CO2 da questo, per coltivare le piante non sono necessari veicoli agricoli che ingurgitano litri e litri di benzina, la produzione avviene in piena città e il trasporto e la distribuzione avvengono letteralmente a km 0, così come lo stoccaggio, notevolmente ridotto in quanto la verdura fresca passa direttamente dalla vasca di coltura al piatto del cliente. Questo tipo di produzione è anche più al sicuro da eventi meteorologici estremi, siccità, alluvioni, ondate di freddo o grandinate non hanno alcun effetto, consentendo una produzione costante per tutto l’anno.

 

Sviluppi futuri. Per ora l’unico modo sostenibile economicamente di tenere attiva questa produzione è tramite la coltivazione di lattuga e verdure a foglie che crescono abbastanza in fretta ma sviluppi tecnologici e biotecnologici permetteranno presto di coltivare anche cetrioli, peperoni e alcune varietà di frutta. Il team di Growing Underground ora sta mirando a espandersi, occupando tutti i 6000 metri quadrati del bunker e in futuro trovando altri siti adatti alla produzione sotterranea.

La redazione
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