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La bellezza è negli occhi dell’algoritmo

19 settembre 2019 | Scritto da La redazione

Un team di ricercatori del Dipartimento di Fisica della Sapienza ha proposto un innovativo metodo d’analisi che utilizza gli algoritmi per indagare le proprietà del volto dalle quali dipende la percezione della bellezza del volto.

La bellezza è un qualcosa che è difficile definire, è ciò che ci piace, che soddisfa il nostro senso estetico, ma se dovessimo provare a spiegare in maniera oggettiva di cosa si tratti, ci renderemo conto che si tratta di uno sforzo praticamente impossibile. Un gruppo di ricercatori dell’Università della Sapienza di Roma si sono posti questa domanda e hanno provato ad affrontarla grazie a sistemi di machine learning e di analisi dei dati. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, confermano che l’idea di bellezza “risiede negli occhi di chi guarda”, si tratta quindi di un fenomeno soggettivo, ma, dai dati ottenuti, di natura ben maggiore di quella finora proposta in letteratura.

 

Creare la bellezza per capirla. “Il nostro approccio, basato su algoritmi di deformazione delle immagini e su algoritmi genetici – spiega Vittorio Loreto del Dipartimento di Fisica della Sapienza e coordinatore dello studio – consente al soggetto sperimentale di “scolpire” la sua variante preferita di un volto di riferimento, navigando attraverso “aree preferite” e convergendo su caratteristiche specifiche all’interno del cosiddetto face-space o spazio del viso”. Le scelte che hanno portato i partecipanti a decidere i diversi criteri estetici sono influenzate dalla loro personalità e dal fatto che attribuiamo, in maniera inconscia, certe caratteristiche astratte a partire dai volti.

 

Uomini e donne. Dallo studio è stato possibile evidenziare differenze statistiche fra i canoni di bellezza che uomini e donne percepiscono come belli. Le donne tendono infatti a scolpire varianti di un ritratto femminile dal volto più largo, mentre gli uomini preferiscono modifiche facciali dello stesso volto con occhi più grandi, i zigomi più alti, minor area mascellare e nasi più stretti e corti.  I ricercatori hanno osservato inoltre che le differenze tra soggetti maschi e femmine appaiono soltanto quando si prende in considerazione l’interezza del volto e non i valori assoluti delle distanze. Questo riflette il modo olistico in cui percepiamo i volti: non valutiamo le posizioni dei singoli elementi facciali, uno alla volta, ma bensì l’armonia tra le diverse parti del volto (anche le più lontane) nel loro insieme.

La redazione
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