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Notizie dal futuro e dintorni – 7 settembre

7 settembre 2020 | Scritto da 1MP4CTSC00L

Tutte le novità su Neuralink

Durante la presentazione della notte del 28 agosto Elon Musk ha svelato i nuovi traguardi raggiunti da Neuralink, la startup che mira a creare un sistema in grado di connettere il cervello umano con una macchina. I progressi svolti dall’ultima presentazione sono concreti ma ancora molto lontani dagli obiettivi della startup. È stata presentata la forma più avanzata del dispositivo, prima solo su carta, ora non solo in carne e ossa, o meglio, plastica e circuiti, ma anche impiantato in alcuni maiali e in grado di captare i loro impulsi cerebrali. Il dispositivo si chiama “Link” ed è una sorta di “fitbit nel cranio”. Verrà installato tramite uno speciale macchinario chirurgico che in meno di un’ora in anestesia locale sarebbe in grado di perforare un senzione del cranio grande quanto una moneta e sostituirla con il “Link”. Il dispositivo, che quindi scompare sotto il cuoio capelluto, è in grado di trasmettere gli impulsi cerebrali raccolti tramite 1024 sottilissimi cavi che vengono impiantati direttamente nella corteccia cerebrale.

 

L’intelligenza artificiale alla ricerca di pianeti

Scoprire nuovi pianeti extrasolari, ovvero che non orbitano attorno alla nostra stella, non è un compito da poco. Si tratta di un massiccio sforzo di analisi di dati di vario tipo, da variazioni di luminosità a microspostamenti delle stelle, di cui gli astronomi si occupano a tempo pieno, a volte chiedendo anche aiuto a non ricercatori. Ma questo tipo di attività è il pane quotidiano per i sistemi di intelligenza artificiale che sfruttano il machine learning per analizzare enormi moli di dati alla ricerca di schemi e modelli, come, per esempio, il ciclico oscuramento di una stella da parte di un pianeta che orbita davanti a essa. Un gruppo di ricerca della Warwick University ha nutrito il suo algoritmo con l’enorme archivio di dati raccolto dalle missioni Kepler e TESS e il risultato sono stati 50 nuovi pianeti, prima passati inosservati sotto il naso dei ricercatori. L’IA ha bisogno di essere perfezionata, in un processo di costante miglioramento, ma non c’è dubbio che nel prossimo futuro aiuterà gli astronomi a individuare sempre più esopianeti, velocizzando e automatizzando il processo.

 

Creato un ologramma come quelli di Star Wars

Da anni gli scienziati cercando di sviluppare un sistema per generare ologrammi e in parte, in passato, ci sono riusciti, ma sempre con particolari trucchi ottici o utilizzando speciali “schermi” tridimensionali. Oggi, un gruppo di ricercatori della Tokyo University of Agriculture and Technology ha sviluppato un ologramma che si avvicina moltissimo a quelli visti nei film di fantascienza. Per farlo i ricercatori hanno sfruttato un nanomateriale che possiede microscopiche scaglie, più piccole della lunghezza d’onda del laser utilizzato per proiettare l’immagine della dimostrazione (un globo rotante). La creazione di questo materiale è molto dispendiosa: per creare un ologramma di 6 minuti sono necessarie 800 ore di preparazione. Ora i ricercatori dell’università giapponese stanno lavorando per perfezionare il sistema e per mostrare immagini a colori.

 

Microsoft rivela il suo tool per identificare i video deepfake

Microsoft ha annunciato il lancio di un nuovo tool chiamato Microsoft Video Authenticator in grado di analizzare foto e video e di fornire una percentuale di quanto quel media sia stato alterato attraverso i deepfake. I deepfake sono video in cui il volto di una persona viene sostituito con quello di un’altra facendola apparire quindi in contesti non voluti o facendogli fare o dire cose che quella persona non farebbe o direbbe. Uno strumento potente, in particolare nelle mani di chi vuole manipolare le informazioni, un rischio non da poco con l’arrivo, negli Stati Uniti, delle elezioni 2020. Oggi un occhio attento è in grado di scovare quelle piccole imperfezioni che rivelano la manipolazione, ma per la natura stessa dei deepfake, che sfruttano algoritmi di machine learning per rendere i video sempre più indistinguibili da filmati non alterati, un tool come quello sviluppato da Microsoft potrebbe rivelarsi molto utile. 

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La redazione

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