Pianeta Terra e Spazio

Come saranno le nostre case su Marte

28 maggio 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Si è conclusa la 3D printed habitat challange indetta dalla NASA per individuare un design da utilizzare per le future basi marziane.

Gli sforzi per portare l’uomo su Marte sono sempre più intensi: un compito difficoltoso, carico di sfide e di difficoltà da affrontare, che vede in prima linea, in occidente, NASA e SpaceX. Il problema principale del pianeta rosso, però, non è il viaggio, che può arrivare a durare 9 mesi, ma la permanenza. Per risolverlo la NASA ha appena premiato il vincitore della 3D printed habitat challange, la AI SpaceFactory.

Le sfide di Marte. Non andremo su Marte solo per piantare una bandiera e raccogliere qualche campione di suolo come è successo con la Luna 50 anni fa, ma ci andremo per restare. O almeno per una lunga permanenza, come minimo un paio d’anni (per questioni di dinamica orbitale) in cui dovremo sopravvivere alle avverse condizioni ambientali: pressione atmosferica bassissima, quasi nulla, costanti radiazioni cosmiche, mancanza di cibo, acqua, ossigeno e, da non sottovalutare, la questione psicologica di dover vivere in uno spazio confinato per molti mesi. I partecipanti della sfida indetta dalla NASA hanno dovuto creare un progetto capace di affrontare tutte queste difficoltà stampando in 3D, in scala 1:3, un modello delle case del futuro su Marte.

La casa marziana. Il design vincitore si chiama Marsha, una struttura stampata in 3D a forma di vaso, capace di rispondere, secondo la giuria, in maniera adeguata a tutte le necessità della permanenza su Marte. La struttura verrà creata da robot che utilizzeranno il basalto estratto dal terreno, unito ad una bioplastica portata dal nostro pianeta (ma che successivamente potrà essere ottenuta da coltivazioni in situ), per stampare in sole 30 ore un intero edificio di 4 piani. Ogni piano avrà una sua specifica funzione, si va da una sorta di magazzino/laboratorio a una zona dove effettuare ricerche, passando per gli alloggi con i sanitari e, in cima, una sala ricreazione con palestra. La schermatura da radiazioni avverrà grazie al materiale, già di per sé capace di assorbire buona parte delle radiazioni e alla particolare struttura a doppio guscio, capace di trattenere appieno l’aria all’interno.
Uno dei pericoli più subdoli è la polvere: il pianeta rosso è tale perché ricoperto di ossido di ferro, ruggine. Le particelle sono pericolose e abrasive, qualora dovessero entrare nella base sarebbe un problema per la salute dei suoi occupanti. Il team di Marsha ha risolto il problema isolando completamente dall’esterno l’edificio: l’ingresso avviene tramite un boccaporto che si collegherà direttamente con i rover. Inoltre, per andare all’esterno si useranno delle tute che rimarranno sempre all’esterno e che gli esploratori di Marte potranno indossare direttamente dall’interno della base.

Il prototipo costruito sulla Terra si è comportato bene ed ha superato tutte le varie prove di stress, ora bisognerà aspettare le prime missioni umane su Marte per scoprire se e come verrà utilizzato. Nel frattempo, i suoi creatori hanno già creato un kickstarter per rendere una versione della base, chiamata Tera, utilizzabile come rifugio in zone isolate sul nostro pianeta.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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