Cambiamento climatico e ambiente

Consumo di carta: risparmiare si può, lo chiede il Pianeta

6 marzo 2019 | Scritto da Valentina Cosenza

Da un lato archivi cartacei inutilizzati, dall’altra un ambiente sempre più povero. La nostra “dipendenza da carta” e le soluzioni per aiutare la Terra

In un mondo sempre più digitalizzato e in continua evoluzione sembra paradossale constatare quanto ancora il consumo della carta sia un punto saldo, da cui è difficile intravedere una svolta.

Nonostante le lettere siano state soppiantate dal telefono, dai messaggi e dalle e-mail, questo non vuol dire che la copia cartacea sia ormai un ricordo lontano, anzi. La riflessione e anche il dispiacere maggiore deriva dal notare poi, accanto alle scrivanie, cestini stracolmi di gran parte di questi documenti, con risme che terminano in breve tempo e ci si chiede come mai si ha così poco rispetto di quel materiale che l’ambiente ci fornisce, donandoci a poco a poco una parte di sé.

 

I dati. Una conferma della nostra “dipendenza da carta” arriva dal rapporto annuale Comieco sulla raccolta differenziata di quest’ultimi anni in Italia. Prendiamo come esempio l’anno 2015 dove si evidenzia un consumo e una raccolta differenziata di carta e cartone pari a 3.1 milione di tonnellate, con una media nazionale pro capire di 51.5kg. L’utilizzo di questo è aumentato ancora nel 2017 quando, infatti, abbiamo prodotto 54kg di rifiuti di carta e cartone per ogni abitante. Per nostra fortuna, però, il rovescio della medaglia è che il grande consumo di carta ha portato alla nascita di cartiere e punti di riciclo, che ci permettono di trattare correttamente 4 imballaggi su 5.

 

Quanto pesa sull’ambiente? Cerchiamo di capire più a fondo quanto questo consumo influisce sull’ambiente in cui viviamo. Da un albero si ricavano all’incirca 79 mila fogli. Un calcolo basato su una stima fatta direttamente dal WWF che da sempre si interessa in modo costante al problema. Per produrre un chilo di carta sono necessari 0.7 kg di cellulosa e per produrre un chilo di cellulosa sono necessari 0,0036 metri cubi di legno. Tenendo conto che da un pino di diametro medio e alto 15 metri si ricava un metro cubo di legno, il suddetto albero si traduce in 79.500 fogli. Facendo un esempio concreto, un pino di queste dimensioni equivale a circa 176 libri da 450 pagine l’uno.

Secondo un recente studio sulle foreste del mondo condotto dall’ETH di Zurigo “Gli alberi sono la nostra arma più potente nella lotta contro il cambiamento climatico”. E allora perché continuiamo a compromettere così tanti alberi e a sprecare sempre più carta?

 

Un problema chiamato burocrazia. Considerando gli immensi archivi cartacei nascosti tra le mura dei grandi uffici, molto probabilmente un albero non è sufficiente per riempirli. Archivi che oltretutto si conservano e restano tali senza poter essere riciclati. Eppure i sistemi per risparmiare ci sono. Dalle semplici accortezze quotidiane ai sistemi informatici in grado di contenere una grossa quantità di informazioni. C’è da dire che la burocrazia gioca il suo ruolo fondamentale. Infatti, molto spesso è proprio quest’ultima che porta a raccogliere montagne di documenti da compilare, conservare o semplicemente esibire. Uno strumento del tutto controproducente.                                La tanto decantata transizione digitale si pratica davvero? Sicuramente c’è stato un grande incentivo in questi ultimi anni a dematerializzare i documenti: riprendendo come esempio i nostri libri da 450 pagine ciascuno, in una memoria da 500 giga, modesta se consideriamo le attuali possibilità tecnologiche, ce ne starebbero ben 512 mila. Anche le singole amministrazioni stanno facendo la loro parte, con la Regione Lombardia che ha spinto per l’adozione di alcune contromisure per favorire una riduzione del consumo di carta nei suoi uffici.

Le alternative offerte dalla tecnologia. Una tecnologia che, se utilizzata correttamente, ci può aiutare a non rinunciare a tutti quei documenti ma anzi, a proteggerli ancora di più. In Inghilterra è stata creata una memoria 5D capace di immagazzinare 360TB di informazioni. La prima sperimentazione è avvenuta nel 2013 presso l’Università di Southampton, Hampshire, Regno Unito e fu chiamata inizialmente “memoria di Superman” a causa della sua somiglianza con i cristalli che il supereroe DC Comic utilizza per immagazzinare le informazioni. La quinta dimensione permette di salvare non solo l’altezza, la lunghezza e la profondità, ma anche la grandezza e l’orientamento spaziale. Prendendo come esempio ancora i nostri libri da 450 pagine, in una memoria di questa grandezza possono essercene addirittura fino a 377’487.360. Questa è la memoria più potente che esista e allo stesso tempo più piccola poiché grande quanto una monetina. Nessun dubbio, inoltre, sulla sua capacità di sopravvivere nel tempo e nessuna paura di perdere le informazioni salvate: questa memoria da 360TB ha una capacità di vita pari a 13.8 miliardi di anni ad una temperatura di 190°c. Al momento tra i file immagazzinati nella memoria 5D possiamo trovare alcuni documenti chiave per la storia dell’umanità come la Dichiarazione universale dei Diritti Umani.                                                                                                                                                Ma se non fosse ancora abbastanza, niente panico. Si prospetta che, in un futuro neanche troppo lontano, il portatore di questi dati e non solo, possa essere addirittura il DNA. Cosa in realtà già sperimentata e utilizzata ad esempio dai Massive Act, un gruppo musicale britannico, che per il ventesimo compleanno del loro storico album Mezzanine hanno deciso di farsi bel regalo: renderlo immortale salvandolo nel DNA. Ovviamente tutto dipende da quanti investimenti saranno attuati in questa direzione che al momento, ha costi molto elevati.

Un mondo digitale a portata di mano o in quest’ultimo caso, di DNA, che può migliorare non solo la nostra quotidianità, ma anche garantire maggior sopravvivenza all’ambiente in cui viviamo.

Valentina Cosenza
Valentina Cosenza

Valentina Cosenza è laureanda in Lettere Moderne all'Università Statale di Milano e appassionata di tutto quello che concerne l'ambito della scrittura e della lettura, rimedio efficace per ogni sorta di preoccupazione. Giornalista presso La Settimana di Saronno si occupa principalmente di attualità, fatti di cronaca e eventi culturali.

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