Robotica e AI

Il futuro delle fake news e l’Intelligenza artificiale

7 agosto 2018 | Scritto da La redazione

L'82% degli italiani non sa riconoscere una bufala sul web. Ma come cambierà l’incidenza delle fake news nei prossimi anni? La tecnologia potrebbe aiutare il “buon giornalismo” ma anche peggiorare ulteriormente la situazione

La nota app di messaggistica WhatsApp punta ad arginare, in maniera sempre più decisa, il fenomeno delle fake news. Proprio sulla piattaforma di proprietà di Facebook, infatti, le bufale hanno trovato terreno fertile per diffondersi a macchia d’olio attraverso il loro inoltro su chat private e gruppi. Tra non molto, però, gli utenti potranno inviare lo stesso messaggio a un numero massimo di 5 contatti. Una contromisura utile, ma non certo risolutiva vista la portata del fenomeno “fake news”. Un aiuto più concreto, invece, potrebbe arrivare da diverse applicazioni dell’Intelligenza artificiale, su cui stanno già lavorando ricercatori ed esperti del settore. Allo stesso tempo, però, proprio grazie all’IA potrebbero nascere sistemi per creare bufale sempre più difficili da riconoscere.

I numeri di un fenomeno preoccupante. Gli italiani sono dipendenti dal web e bombardati di informazioni, ma non sono in grado di riconoscere una fake news. È quanto emerge dal rapporto “Infosfera”, ricerca sull’universo mediatico italiano condotta da un team dell’università Suor Orsola Benincasa che si occupa di mezzi di comunicazione di massa. Lo studio, giunto alla sua seconda edizione, ha coinvolto un campione d’indagine superiore ai 1500 cittadini italiani ed ha raccolto e analizzato dati sulla percezione del nostro sistema mediatico. Quello che è emerso da “Infosfera” è allarmante: l’82% degli italiani non sa riconoscere una bufala sul web, nonostante l’87% degli intervistati non creda nei social network come fonte di notizie attendibili. Allo stesso tempo, però, manca una reale consapevolezza sul rischio della diffusione delle notizie false: per il 77,3% le fake news non indeboliscono la democrazia.
A creare ulteriore preoccupazione è il risvolto economico. Creare bufale è un vero e proprio business, piuttosto remunerativo: sui siti che diffondono queste notizie può trovare spazio anche la pubblicità, con un introito che si aggira intorno a 1 euro ogni 500 visualizzazioni. Stando a queste stime, una fake news da 500.000 click potrebbe portare a un guadagno di 1.000 Euro in pochi giorni.

Combattere le bufale con l’IA. Alla luce dei dati riportati sopra e della velocità con cui si diffondono, la lotta alle fake news è davvero ardua. Un aiuto considerevole, però, potrebbe arrivare dall’Intelligenza artificiale e sembrano essersene accorti sia i ricercatori del settore sia le big company del mondo tecnologico. Facebook, per esempio, ha da poco acquisito Bloomsbury AI, una startup londinese che si occupa proprio di realizzare un sistema in grado di riconoscere una bufala studiando la storia, i numeri e le evidenze sul tema in oggetto.
Anche in Italia, però, c’è chi non resta a guardare: un team di sei ricercatori ha creato askPinocchio, un sistema basato su algoritmi intelligenti capaci di riconoscere le notizie false online. Secondo gli studiosi e il sistema da loro sviluppato, la “fake news” può essere identificata in modo automatico e con precisione elevata, analizzando sia il contenuto della notizia sia come questa si diffonde in rete attraverso i social. Provare per credere: per testare il servizio è sufficiente andare sul sito www.askpinocchio.com e inserire il link della notizia che si vuole verificare.

Le super fake news. L’IA, però, potrebbe anche permettere la nascita e la diffusione di una nuova generazione di fake news, più difficili da riconoscere e molto più rischiose. Come abbiamo raccontato nelle nostre “Notizie dal mondo” di qualche settimana fa, utilizzando le cosiddette reti generative avversarie, GAN, è possibile creare immagini, video e audio artificiali incredibilmente realistici, in grado di ingannare anche i sistemi di verifica più sofisticati. Grazie a questa tecnologia, per esempio, si potrebbero falsificare o addirittura creare da zero discorsi e dichiarazioni dei capi di Stato, riproducendone non soltanto il labiale e le movenze ma anche la voce, con conseguenze davvero pericolose per l’equilibrio della politica mondiale. Il governo americano si è reso conto dei rischi potenziali e sta finanziando un progetto per capire come riconoscere questi “falsi” di ultima generazione.

Anche per l’Intelligenza artificiale applicata alle fake news, quindi, vale la frase che Impactscool recita come un mantra: “non esistono tecnologie buone e tecnologie cattive, tutto dipende dall’uso che ne facciamo”.

La redazione
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