Robotica e AI

Il limite dell’umano

18 dicembre 2018 | Scritto da La redazione

Le aziende italiane investono in tecnologie emergenti e la biomedicina sarà il settore in maggiore espansione. Dal nostro corpo al mondo del lavoro: cosa resterà solo umano?

Le aziende italiane hanno scelto: le tecnologie che modificheranno in misura sempre maggiore il mondo del business sono data science, machine learning, intelligenza artificiale e IoT. A dirlo è la ricerca “Outlook Mathesia on Data Science 2019”, realizzata dalla piattaforma crowdsourcing Mathesia e presentata a Milano il 12 dicembre. Secondo l’indagine, a cui hanno partecipato manager di aziende italiane, accademici, ricercatori ed esperti, un’azienda su due (il 48% del campione) già oggi in Italia utilizza queste tecnologie, numero destinato a crescere ulteriormente nel 2019 quando il 67% delle aziende ha intenzione di utilizzare elaborazione automatica, analisi predittiva e analitica avanzata. Sembrano attrarre meno, invece, gli investimenti in Cybersecurity e Bolockchain.

Gli effetti maggiori di queste tecnologie, sempre secondo gli esperti e le aziende coinvolti nello studio, si avranno nel settore bio-medicale e, più in generale, della salute, oltre a robotica e automazione dei processi industriali.

Proprio Intelligenza artificiale e robotica sono tra gli ambiti di cui si occupano Stefano Galli e Simone Ungaro, che abbiamo incontrato e intervistato in occasione di Visionary Days.

Stefano Galli, capo della divisione Sprint Reply focalizzata nello sviluppo in ambito RPA, AI e Humanoid Robots, sul palco di Visionary Days ha parlato di “Memoria” e, più in generale, del ruolo che avranno i sistemi di intelligenza artificiale nelle nostre vite, fotografando la situazione attuale e lo sviluppo di questa tecnologia. “Dal punto di vista commerciale c’è una grandissima aspettativa da parte delle persone nei confronti dell’IA – ci ha spiegato – che spesso è fantascientifica e lontana dalla realtà. Questa tecnologia è cresciuta in modo enorme e sorprendente, ma bisogna trovare il punto di incontro tra l’aspettativa delle persone e le reali possibilità. Su alcuni aspetti abbiamo ancora bisogno di tempo, per cui la volontà di avere tutto e subito mette un po’ a rischio il successo di questa tecnologia in ambito aziendale e commerciale”. Dove potrebbe arrivare questa tecnologia? Secondo Galli, “L’intelligenza artificiale, già oggi, è in grado di imparare. Le programmiamo per fare qualcosa ma già dopo poco tempo svolge il compito assegnato in modo migliore. Non credo, però, che le macchine metteranno mai a rischio la centralità dell’uomo. Il rischio più grande è che noi, delegando troppo alle IA, ci dimentichiamo come si fanno alcune cose”. Per quanto riguarda i rischi etici, Stefano Galli è convinto che la chiave risieda negli aspetti normativi: “A livello etico e sociale non vedo problemi, a patto però di fermarci a riflettere sugli aspetti legislativi. L’esempio più classico è quello delle auto a guida autonoma: cosa succede quando investi qualcuno? Di chi è la colpa? Da un punto di vista etico a livello mondiale è fondamentale fermarsi a ragionare e normare l’intelligenza artificiale”.

Simone Ungaro, invece, è intervenuto in apertura dell’evento, affrontando il tema “Corpo umano”, parlando della robotica in medicina e del limite tra cura e potenziamento.  Ungaro, già direttore generale dell’Istituto Italiano di Tecnologia e ideatore e fondatore del Rehab Technologies Lab, oggi è CEO di Movendo Technology. “Il limite dell’umano – ci ha spiegato – sta nell’obiettivo stesso, che deve essere quello di migliorare la qualità della vita delle persone e la loro salute. Per esempio, intervenire sul DNA per programmare il figlio perfetto non è eticamente responsabile. Il limite, quindi, è proprio quello di concentrarsi sulle persone che soffrono di problemi e malattie devastanti, basti pensare alle malattie neurodegenerative, mentre bisognerebbe togliere le risorse a chi si occupa di questi temi per altri fini, che sono estetici e di apparenza”.  Sul fronte macroeconomico e sociale, Ungaro non crede che il robot possa togliere il lavoro all’uomo. “Chiaramente – ci ha detto – alcuni lavori non hanno un gran futuro, ma nasceranno anche molti servizi intorno alla robotica. Nel caso specifico della medicina i robot sono un supporto all’attività dell’uomo, come nel caso della chirurgia robotica, che permette al chirurgo di essere più preciso. Nel caso delle protesi e della riabilitazione, invece, noi stiamo trattando lesioni mai trattate prima”.

Anche in questo campo di applicazione della robotica, però, è importante porsi delle domande di natura etica, per gestire con attenzione i cambiamenti in atto e che stanno avvenendo a una velocità sorprendete. “Io sono cresciuto con Blade Runner – ha concluso Ungaro – e al tempo ci chiedevamo se saremmo mai arrivati un giorno a non riconoscere più il “limite dell’umano”. Prima era fantascienza, oggi siamo un po’ più vicini a questo scenario anche se la strada è ancora lunga, soprattutto per replicare il cervello dell’uomo. Eticamente, però, dobbiamo già iniziare a prepararci: tutto deve essere gestito con grande attenzione e per fortuna vedo che nelle nuove generazioni c’è questo tipo di attenzione.  Mi dà una grande gioia essere qui a Visionary Days e vedere un gruppo di ragazzi che ragionano sul futuro, ponendosi dei problemi e delle domande di questo tipo. Questo aiuta a essere ottimisti sul futuro dell’umanità. Il costruire un mondo migliore parte proprio dalla volontà di porsi delle domande”.

La redazione
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