Robotica e AI

Le nuove frontiere del DeepFake

24 settembre 2019 | Scritto da La redazione

Facciamo un punto su questa tecnologia dal potere dirompente, fra innovazione e rischi etici

Better call… Trump? Sta diventando virale in questi giorni un video che mostra il presidente statunitense nei panni di Saul Goodman, protagonista della serie TV “Better call Saul”. Non si tratta di un re-casting ma del risultato straordinario di un algoritmo di DeepFake. Ne abbiamo parlato spesso, ma in questo caso proviamo a fare un punto sulla situazione partendo dalla nascita di questa tecnologia.

 

In principio c’era la ricerca. La tecnologia che oggi chiamiamo DeepFake ha radici profonde, già verso la fine degli anni ’90 molti ricercatori lavoravano nel campo che veniva chiamato “computer vision”, ovvero quell’ambito che cercava di permettere ai computer di processare immagini e video. Il primo risultato concreto fu il progetto chiamato “Video Rewrite” che, già nel 1997, permetteva di modificare il movimento della bocca di una persona per far sembrare dicesse altre parole. Bisognerà aspettare 20 anni in cui questo sottobosco di ricerca ha fermentato per ottenere una versione credibile sotto la forma di un video, creato attraverso algoritmi di machine learning, di Obama in cui il movimento della bocca e l’audio sono presi da un altro suo discorso.

 

Scoppia la bomba DeepFake. Nello stesso anno nasce il termine DeepFake, non da una pubblicazione scientifica ma grazie a un utente del sito Reddit chiamato proprio DeepFake (nome che deriva dall’unione di Deep Learning, uno metodo di apprendimento automatico delle macchine che permette la generazione di questi contenuti e Fake, fasullo) che iniziò a pubblicare sulla piattaforma diversi video pornografici in cui il volto delle protagoniste era stato sostituito con quello di attrici famose tramite questo algoritmo. In questo periodo assistiamo alle prime discussioni pubbliche su questa tecnica e sulle sue implicazioni etiche.

 

Il ban del DeepFake. In seguito alle rimostranze dell’opinione pubblica e delle attrici coinvolte nella vicenda, molti siti, social network e addirittura siti pornografici come PornHub hanno messo al bando questi video in quanto ritenuti una forma di pornografia involontaria. Non tutti i video prodotti con tecniche di DeepFake però riguardano contenuti pornografici, molti vengono creati, come nel caso del video di Trump di cui sopra, per diletto e alla ricerca della viralità.

 

Le preoccupazioni. Con il perfezionamento di questa tecnologia ci stiamo avvicinando a un periodo in cui per creare DeepFake non sono più necessarie conoscenze informatiche e attrezzatura all’avanguardia, anzi, fanno già capolino app per smartphone in grado di inserire il nostro volto all’interno di film e serie TV. Proprio questa facilità di creazione di contenuti DeepFake sta sollevando non poche preoccupazioni: sistemi di questo tipo infatti si presterebbero facilmente per creare bufale molto credibili in ogni ambito, facendo fare dichiarazioni impensabili a leader politici o oppure l’abuso potrebbe spingersi fino a toccare il revenge porn.

Il futuro dei DeepFake è incerto su cui è fondamentale discutere, da un lato dimostrano le incredibili capacità che siamo riusciti a raggiungere con le tecniche di machine learning e potrebbero anche contribuire a salvare delle vite, dall’altro è una tecnologia potente che in cattive mani può portare anche a conseguenze gravi.

 

La redazione
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