Scienza e Medicina

5G e medicina: a che punto siamo?

4 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

Opportunità e criticità della telemedicina fatta attraverso il 5G

Essere presente in sala chirurgica a Terni, trovandosi in realtà a oltre 70 chilometri di distanza: è questo il primato che ha visto l’Italia protagonista, reso possibile dalla rete 5G. Durante un’operazione di laparoscopia, il professore Giorgio Palazzini, uno dei massimi esperti di tecnologie applicate alla chirurgia, da Roma, ha potuto assistere e interagire con il resto dell’equipe medica che si trovava in una sala operatoria dell’Ospedale Santa Maria di Terni durante l’intervento. Il tutto grazie a uno speciale sistema di realtà virtuale e soprattutto alla rete di nuova generazione, che è destinata a cambiare il modo in cui funzionano gli ospedali.

 

L’operazione. Grazie a un sistema di telecamere, capace di trasmettere video ad altissima risoluzione, e a un visore per la realtà virtuale, il professore Palazzini ha partecipato in diretta all’operazione, osservando in tempo reale l’intervento e monitorando i dati biometrici del paziente. Il sistema, inoltre, permetteva di zoomare e selezionare dettagli di interesse dell’organo del paziente soggetto all’operazione. Il chirurgo ha potuto accedere alle informazioni diagnostiche, commentare e seguire l’operazione come se facesse parte dell’equipe. A rendere possibile la “presenza” del chirurgo all’interno della sala è stata la velocità del segnale, messa a disposizione dalla rete 5G fornita da Tim nell’ambito del progetto per la sanità 5.0

 

Il 5G come tecnologia abilitante. A oggi svolgere un’operazione chirurgica senza fili in remoto è sostanzialmente una scommessa: i tempi di latenza, ovvero il ritardo fra l’invio e la ricezione del segnale, possono arrivare a essere di un secondo, un tempo enorme in situazioni delicate come quelle di una sala operatoria. L’arrivo del 5G potrebbe cambiare le carte in tavola: riducendo la latenza a meno di 2 millisecondi potrebbe rendere possibile per un chirurgo operare un paziente dall’altro lato del mondo.

Non solo, il 5G metterebbe a disposizione una banda dati molto più ampia, ovvero una quantità di informazioni maggiore che potrà essere inviata contemporaneamente a diversi medici, che potranno quindi collaborare in tempo reale da diversi luoghi.

 

Opportunità e rischi. L’arrivo del 5G aprirà le porte a un nuovo modo di approcciarsi alla medicina ma non è detto che, almeno inizialmente, queste opportunità si concretizzeranno per tutti allo stesso modo: aziende ospedaliere private potrebbero avere un accesso preferenziale alla nuova rete, battendo sul tempo il settore pubblico e fornendo ai pazienti disposti a pagare un migliore trattamento. D’altro canto, una rete con tale velocità potrà creare una vera e propria nuova area di formazione per gli studenti di medicina, offrendo nuovi strumenti d’apprendimento.

 

Più dati, più privacy? Tra telemedicina, formazione a distanza, e equipe internazionali in grado di lavorare in gruppo anche se fisicamente distanti, il 5G sarà una tecnologia destinata a cambiare non solo la medicina ma anche la sua etica: tutto questo volume di dati in circolo richiederanno nuovi e più efficienti modi di garantire la privacy dei pazienti.

 

L’operazione svolta a Terni è stata una sperimentazione, un primo passo per il 5G  e, nonostante non sia ancora arrivato, già iniziano a girare voci sul 6G: all’Università di Osaka un gruppo di ricercatori è riuscito a trasmettere 30 Gigabit di dati in un solo secondo. La tecnologia utilizzata in futuro potrebbe essere la base di una nuova tipologia di rete wireless ultraveloce.

La redazione
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