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Kiribati: lo Stato che sta scomparendo sotto il mare

5 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

L’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento globale potrebbe far scomparire un intero Paese sotto l’oceano

Kiribati è uno di quei luoghi che le agenzie di viaggio chiamerebbero paradiso terrestre: un atollo in mezzo all’Oceano Pacifico fatto di spiagge, mare, Sole e palme. Se avete intenzione di visitarlo, però, vi conviene non perdere tempo: entro la fine del secolo probabilmente non esisterà più, un po’ come si prevede potrebbe accadere a molti siti italiani. Secondo le stime, infatti, verrà totalmente sommerso dall’innalzamento del livello del mare e i suoi 110mila abitanti saranno forzati a emigrare.

 

Un’ostinata difesa. Ma gli abitanti di Kiribati, a differenza di altri Stati insulari come Tuvalu o la Repubblica di Nauru, non vogliono lasciare il proprio Paese. Se, infatti, il tasso di emigrazione da Tuvalu e Nauru arriva a toccare il 19% della popolazione, per Kiribati questo si attesta appena al 4%, nonostante le sue isole siano fra le più minacciate al mondo: già oggi diverse zone vengono ciclicamente sommerse più di quanto accadesse in passato a causa di fenomeni naturali come El Niño, il fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque del Pacifico circa ogni cinque anni e quindi inondazioni e altri fenomeni meteorologici di diversa entità.

 

Salvare il salvabile. Per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e per cercare di salvare la propria terra gli abitanti di Kiribati hanno avviato il Kiribati Adaptation Program, un fondo supportato dal Global Environment Facility (GEF) dalla World Bank e dal United Nations Development Program, oltre che dal Giappone e dall’Australia, che prevede la creazione di contromisure per diminuire la vulnerabilità dell’arcipelago al clima che cambia. Ma potrebbe non essere abbastanza e, all’attuale ritmo, fra 80 anni Kiribati potrebbe non esistere più e i suoi abitanti dovranno necessariamente emigrare.

 

Migranti climatici. Quello di Kiribati non è un caso isolato: ogni anno, dal 2008, circa 26 milioni di persone sono costrette a emigrare a causa di fattori ambientali legati ai cambiamenti climatici o a disastri naturali, sempre più violenti e comuni. Sono i cosiddetti “migranti climatici”, persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di siccità, desertificazione, inondazioni e innalzamento del livello del mare. Entro la fine del secolo, se la crisi climatica non dovesse venire gestita adeguatamente, si stima che i migranti climatici potrebbero arrivare a essere un miliardo.

 

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La redazione
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