Scienza e Medicina

Cellule staminali naïve prodotte in laboratorio

17 gennaio 2019 | Scritto da La redazione

Grazie a una tecnica innovativa, i ricercatori dell’Università di Padova hanno dato vita in laboratorio a cellule staminali pluripotenti in stato primitivo

Un team di ricerca dell’Università di Padova ha pubblicato su Nature Cell Biology uno studio dedicato alle iPS cells, ovvero cellule staminali pluripotenti, che per la prima volta sono state create in laboratorio con stato di sviluppo “primitivo”.

Queste cellule, fondamentali per la ricerca perché vengono usate per studiare l’insorgenza di diverse malattie, possono dare origine a qualsiasi cellula del nostro corpo, dai neuroni alle cellule beta pancreatiche, queste ultime, ad esempio, in grado di rilasciare insulina se aumenta la glicemia. Le iPS cells sono generalmente create in laboratorio a partire da cellule adulte del nostro corpo (sangue, biopsie cutanee o addirittura urine) in un processo chiamato riprogrammazione.

Questo, però, oltre a essere molto laborioso e costoso, genera cellule in uno stato di sviluppo leggermente avanzato, paragonabile alla seconda settimana di vita embrionale, che quindi non consentono sempre di ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo di una patologia.

Il team di ricerca padovano, composto dal professor Graziano Martello del Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dal professor Nicola Elvassore del Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM), si è avvalso della tecnica della microfluidica, una tecnologia sviluppata proprio nel centro di Padova, che consiste nella produzione in piccoli canali, micro tubi in polidimetilsilossano (silicone biocompatibile) del diametro di un capello.

Quando le cellule si trovano in uno spazio confinato possono essere riprogrammate più efficientemente e rapidamente, utilizzando molti meno reagenti e con un risparmio di oltre cento volte rispetto alle tecnologie convenzionali. Non solo, ed è qui l’aspetto principale del lavoro pubblicato: le cellule iPS ottenute in microfluidica presentano uno stato di sviluppo più primitivo, molto simile cioè allo stato delle cellule in un embrione nelle prime di fasi di sviluppo (5/6 giorni), tecnicamente definito stadio di pluripotenza di tipo naïve.

“Abbiamo ottenuto cellule staminali a partire da cellule adulte” dice Graziano Martello “ma il vero passo in avanti è che le staminali che otteniamo sono più immature di quelle attualmente utilizzate. Questo permetterà nuove applicazioni future, come lo studio in vitro delle primissime fasi di sviluppo del nostro corpo. Capire cosa accade e cosa può andare storto potrebbe avere conseguenze enormi sul piano della conoscenza e della salute”.

Lo studio presentato dal team padovano, quindi, promette di essere rivoluzionario nell’ambito delle ricerche biomediche: le cellule iPS ottenute con questa tecnica potranno essere usate in applicazioni avanzate, come lo studio in vitro di alcune malattie genetiche.

“Il nostro lavoro mostra come ottenere efficientemente cellule staminali più immature.” conclude Nicola Elvassore “Fondamentale è stato integrare intimamente competenze che spaziano dalla bio-ingegneria alla biologia delle cellule staminali. Noi di fatto diamo un nuovo strumento alla comunità scientifica che confidiamo possa dare nuovo impulso nella ricerca delle cellule staminali umane. Ci stiamo già focalizzando sullo studio in vitro di alcune patologie che con le staminali tradizionali non potevano ancora essere studiate”.

La redazione
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