Scienza e Medicina

Genome editing sugli embrioni: scientificamente possibile ma eticamente sconsiderato

14 dicembre 2018 | Scritto da La redazione

A due settimane dall’annuncio della nascita delle prime bambine con DNA modificato, non si hanno più notizie del genetista He Jiankui

I dubbi scientifici sono spariti con il passare dei giorni, mentre rimangono evidenti i problemi di natura etica. A oltre due settimane dell’annuncio della ricerca del genetista cinese He Jiankui, si continua a parlare dello studio che avrebbe portato alla nascita delle prime bambine con DNA modificato. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità si sta interrogando sulla necessità di elaborare delle linee guida più stringenti per la ricerca nel settore, alcune fonti giornalistiche dichiarano che si sarebbero perse le tracce del ricercatore, forse fermato dalle autorità cinesi che, dopo l’annuncio dello studio, avevano sottolineato come l’esperimento genetico fosse considerato illegale dal governo di Pechino.

L’intervento di He Jiankui alla conferenza internazionale sull’editing genetico a Hong Kong, in cui il genetista aveva fornito nuovi dettagli sullo studio, aveva da un lato confermato la realizzazione dell’esperimento e dall’altra aggiunto nuovi preoccupanti particolari, tra cui l’annuncio dell’esistenza di un’altra gravidanza in corso che porterà alla luce una terza bambina con DNA modificato.

Dopo aver approfondito le implicazioni etiche dello studio con Paolo Benanti, in occasione di Visionary Days abbiamo parlato con Anna Cereseto, biologa, ricercatrice e dirigente del laboratorio di virologia molecolare del Centro di biologia integrata dell’Università di Trento che attualmente sta lavorando proprio sul genome editing e su CRISPR-Cas9.

“Le basi scientifiche sono valide. – ci ha detto la professoressa Cereseto – Quello che avrebbe fatto He Jiankui, usare il condizionale è d’obbligo perché non abbiamo dati scientifici, è una delezione di un gene che porta alla resistenza dall’infezione da HIV. Si tratta di una mutazione che esiste in natura, perché c’è una piccola percentuale di persone, l’1% della popolazione caucasica, che nasce con questa resistenza al virus. Quindi dal punto di vista scientifico mi sento di dire che quanto fatto dal genetista cinese è possibile”.

Anche la possibilità di intervento sugli embrioni è confermata dalla letteratura scientifica, mentre rimangono difficili da ipotizzare gli effetti sullo sviluppo. “Dal punto di vista tecnico del genome editing, – ha proseguito Cereseto – esistono studi che dimostrano che l’embrione piò essere modificato. Quello che dobbiamo fare ora è aspettare, andare a vedere che impatto ha questa modifica nell’embrione: sappiamo bene come funziona Crispr in cellule adulte e differenziate, non conosciamo invece gli effetti durante lo sviluppo embrionale. Quindi, stiamo inducendo una modifica che è prevista in natura e per questo compatibile con la fisiologia, ma non conosciamo le conseguenze dell’azione della proteina Crispr a livello dello sviluppo embrionale”.

La modifica sarà trasportata seguendo le regole della genetica: da questo punto di vista il problema che si pone non è scientifico, ma puramente etico. “Dal punto di vista etico – ci ha spiegato – non possiamo pensare di far nascere bambini resistenti dall’infezione di HIV. In questo caso non si può parlare di prevenzione, anche perché non sappiamo nemmeno se questi bambini in futuro entreranno in contatto con il virus. È un intervento superfluo. Sta diventando quasi un pretesto per dimostrare quanto l’uomo sia “forte”, un Dio.

Uno studio, quello condotto da He Jiankui, che potrebbe compromettere il lavoro di tanti ricercatori che lavorano con Crispr-Cas9, una tecnologia dal potenziale enorme e di cui le persone non devono avere paura. “Interventi come questo – ha concluso Cereseto – sono dannosi alla ricerca stessa, perché agire in modo così sconsiderato, senza rispettare le linee guida, suscita paure: è una tecnologia interessante e promettente ma dobbiamo evitare le reazioni avverse”.

La redazione
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